Contractor vigilanza privata
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In questi ultimi anni stiamo assistendo allo sviluppo delle società di vigilanza privata in compagnie di mercenari al soldo del migliore offerente: i contractor

Sin dalle guerre statunitensi in Afghanistan e in Iraq, abbiamo potuto assistere all’impiego massiccio di compagnie militari private (CMP) soprattutto nel periodo successivo al vero e proprio conflitto armato.

Queste compagnie, vero e proprio nuovo volto delle società di vigilanza privata, prosperano nelle situazioni di conflittualità.

Cosa fa un contractor?

Le CMP, tra le quali abbiamo la Wagner (recentemente impegnata in Mali) sono molto più remunerative rispetto alle classiche aziende che si occupano di vigilanza privata. Ma conviene lavorarci?

Generalmente, i contractors non prendono parte ai combattimenti ma vengono impiegati come scorta di convogli, di personale diplomatico o di personalità di spicco del paese in stato di conflitto e di guardia di impianti che presentino un valore economico come i pozzi petroliferi.

Oltre a lavorare in un ambito non particolarmente tutelato in ambito normativo, come vedremo a breve, lo stipendio medio si è recentemente ridotto a causa dell’innesto di personale proveniente dai paesi emergenti afroasiatiche.

Dal 2003 a oggi si è passati, infatti, da 10mila dollari mensili ai recenti 4mila. Una cifra comunque importante ma bisogna tenere presente che il periodo di impiego medio è di 5 o 6 mesi di seguito con turni di 10 o 12 ore al giorno.

La legislazione italiana in materia

In Italia, la legislazione vigente si basa sulla Convenzione dell’ONU concernente l’utilizzo di mercenari, siglata il 4 dicembre 1989. Con la legge numero 210 del 12 maggio 1995 l’attività dei mercenari è considerata illegale e punita con gli articoli 244 e 248 del nostro Codice penale.

L’articolo 244 sostiene che:

Chiunque, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l’ergastolo. Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini, ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dodici anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da cinque a quindici anni”.

L’articolo 288, invece, comporta che:

Chiunque nel territorio dello Stato e senza approvazione del Governo arruola o arma cittadini, perché militino al servizio o a favore dello straniero, è punito con la reclusione da quattro a quindici anni. La pena è aumentata se fra gli arruolati sono militari in servizio, o persone tuttora soggette agli obblighi del servizio militare”.

Da quanto scritto sopra, la professione di contractor non è per tutti e si rischia di svolgere un’attività che potrebbe sfociare nell’illegalità.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.