Coronavirus, al Cotugno le 10mila mascherine sequestrate
adv

Le 10mila mascherine sequestrate a Giugliano nelle scorse settimane saranno donate all’ospedale Cotugno per l’emergenza coronavirus

 

Le mascherine sono state, insieme all’Amuchina e disinfettanti di ogni genere, oggetto di una vera e propria caccia al tesoro da parte degli italiani sin dai primi giorni di quest’emergenza coronavirus: il dilagare della paura del contagio ha spinto i cittadini in direzione di una folle corsa all’approvvigionamento che è stata inevitabilmente causa di un rapido esaurimento delle scorte e di svariati tentativi di speculazione, come dimostra il caso delle mascherine recentemente sequestrate a Giugliano.

Mascherine al 6150% a Giugliano in Campania

 

Il caso è stato uno dei più clamorosi (ma ovviamente e purtroppo non l’unico) registrati in Italia dallo scoppio della pandemia: “luogo del delitto” è stata una parafarmacia situata a Varcaturo, fascia costiera di Giugliano in Campania. Qui la Procura di Napoli Nord, coordinata dal procuratore Francesco Greco, aveva richiesto e ottenuto dal gip il sequestro della suddetta parafarmacia (valore stimato intorno ai 400mila euro).

Il motivo? Una scorta di ben 10.000 mascherine vendute a prezzi incredibilmente rincarati: la già di per sé deplorevole voglia di speculare sulla paura e sul bisogno delle persone raggiungeva infatti qui picchi inverosimili, con mascherine prezzate tra il 300% e il 6150% del reale valore di mercato. Un “mercato nero” incredibilmente florido alla cui attività hanno quindi posto fine i finanzieri di Giugliano in Campania.

Mascherine al Cotugno per l’emergenza coronavirus

 

Un sequestro decisamente consistente, dunque, che però non poteva restare operazione fine a sé stessa. Il destino delle mascherine precedentemente vendute a prezzi fuori da ogni logica sarà dunque quello più giusto: gli stessi finanzieri di Giugliano che hanno provveduto al sequestro della parafarmacia si occuperanno infatti di consegnare il carico di mascherine all’ospedale Cotugno di Napoli, che com’è noto è ormai da settimane in prima linea nella lotta al coronavirus.

Una boccata d’aria sicuramente necessaria per il personale che in questi giorni sta portando avanti senza sosta un’eroica battaglia contro la pandemia: più volte in queste settimane sono infatti circolate notizie di medici e infermieri costretti a lavorare in condizioni inadatte alla pericolosità della situazione, con un numero di mascherine a disposizione insufficiente e con le stesse, quindi, spesso utilizzate per una quantità di tempo decisamente superiore al dovuto.

L’emergenza, comunque, è ovviamente soltanto tamponata: il bisogno di mascherine resta, così com’è necessario che resti vigile l’occhio di chi deve sorvegliare su nuovi eventuali tentativi di speculazione. La situazione, comunque, sta portando a vagliare diverse alternative, tra cui la possibilità di riconvertire alcune aziende tessili per adibirle alla produzione di mascherine, almeno finché questa terribile crisi non concederà all’Italia e al nostro sistema sanitario una salutare boccata d’aria.