La foto degli sversamenti nel fiume Sarno testimonia il pericolo di un ritorno agli standard precedenti alla crisi coronavirus
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La foto degli sversamenti nel fiume Sarno testimonia il pericolo di un ritorno agli standard precedenti alla crisi coronavirus

 

Tra i pochi lati positivi del lockdown c’è stato sicuramente il ridursi in maniera sensibile, spesso visibile a occhio nudo, dell’inquinamento. Aria più limpida, acque torbide tornate via via sempre più trasparenti: la natura ha potuto tirare un bel sospiro di sollievo grazie alla sospensione delle attività industriali, com’è stato ampiamente documentato in più di una foto.

Il timore, dunque, è che con la graduale riapertura le cose tornino come prima anche nei loro aspetti negativi: paura che sembra trovare conferma nelle prime immagini che stanno circolando in queste ore, tra cui una foto del fiume Sarno che ha fatto drizzare i capelli in testa a molti.

Il fiume Sarno e gli sversamenti

 

Il Sarno, prima dell’inizio dell’emergenza, figurava da anni nelle primissime posizioni della classifica dei fiumi più inquinati d’Europa: acque torbide e grigie erano la norma per il fiume campano, che dall’inizio del lockdown sembrava però aver ricominciato a respirare.

Le acque trasparenti che in questi giorni avevano fatto brillare gli occhi a tanti amanti della natura, però, sembrano destinate ad avere vita breve: sono bastati due giorni di riapertura, infatti, per rendere ben visibili dei nuovi sversamenti che stanno tornando a donare alle acque del Sarno l’aspetto per cui erano tristemente note in tutta Italia.

Immediata la reazione indignata di tanti cittadini davanti ad una foto che sta circolando in rete in queste ore, ma anche quella di tanti politici tra cui il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, che ha dichiarato: “Purtroppo si sta verificando ciò che avevamo preventivato ed è stato immediato. Per difendere il nostro territorio dobbiamo attaccare in modo aggressivo chi effettua sversamenti abusivi, servono controlli constanti e punizioni esemplari per i criminali che inquinano l’ambiente. Tolleranza zero per questi individui”.

 

Coronavirus, Fase 2 e inquinamento

 

La situazione, comunque, è di risoluzione tutt’altro che semplice: c’è un Paese da riaprire e tante attività da far ripartire per non bloccare del tutto un’economia già profondamente danneggiata da questa crisi, ma c’è sicuramente molto da discutere relativamente alle modalità della riapertura.

L’inquinamento è un problema che non può esser messo da parte, e mandare all’aria i risultati ottenuti giocoforza durante questa Fase 1 significherebbe sprecare un’occasione più unica che rara, e rendere vano anche quell’unico aspetto positivo generato dall’emergenza coronavirus.

L’auspicio, dunque, è che una soluzione si trovi per mantenere un equilibrio tra necessità di ripartenza e rispetto dell’ambiente: l’impresa è ardua, ma mai come ora c’è bisogno di profondervi il massimo impegno.