Come stiamo affrontando Covid-19
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Opinioni di una persona normale sui mezzi per contrastare il Coronavirus

Mezzi di “distrazione di massa”

Più di un appello, quasi una chiamata alle armi. Tre giorni di tempo per reperire tecnologie da utilizzare per il controllo delle persone, dei loro spostamenti, dei rapporti interpersonali. Tutto ciò per sconfiggere il Coronavirus.

La domanda, a disposizione sul sito del Ministero per l’Innovazione Tecnologica, mira a coinvolgere tutti i latori di un’idea da sottoporre.

Il modello asiatico, è vero, dimostra che il “mostro” si può combattere anche mettendo a repentaglio l’inviolabile libertà personale; tuttavia, è risaputo, in un contesto tanto grave si devono applicare normative adeguate e, pertanto, se tale controllo può servire per arginare e limitare ulteriori drammi, ben venga.

L’eventuale applicazione che traccia i movimenti, tuttavia, dovrebbe essere attuata con la assoluta certezza che, terminata la terribile emergenza, dovrebbe essere “cestinata”; e con essa tutti i dati raccolti.

In pratica, è necessario che misure, rese urgenti in momenti di urgenza sanitaria e di tutela della salute pubblica, siano limitate alla sola portata del nefasto fenomeno e, in verità, la speranza per il futuro è tutta nella maggiore condivisione di informazione e nell’utilizzo di mezzi adeguati.

Non appare azzardato affermare che questa “ricercata idea” non può essere una soluzione dirimente; è essenziale, di contro, trovare al più presto rimedi farmacologici e strutturali dal punto di vista sanitario.

Tali, eventuali, ingegnose trovate sembrano poco sinergiche al supporto medico – nell’accezione più ampia del termine – e più appropriate ad un utilizzo che potrebbe comportare problemi.

Attendiamo sviluppi, ma non possiamo esimerci dal citare un esempio di assoluta dedizione ed eccellenza in materia.

“Ripari” sanitari in ambito ospedaliero per contrastare il Coronavirus

Per ovvi motivi non possiamo, in questo contesto, fare nomi e citare situazioni, tuttavia proviamo a esplicare come si possa porre un rimedio alle urgenze.

E’ risaputo che il Covid-19 non conosce limiti e non si interessa dei pazienti che colpisce; tra i contagiati si sono tutti. Sofferenti di varie patologie e abbisognevoli di terapie intensive, a prescindere dall’insorgere dell’ulteriore patologia virale.

Ebbene, in una struttura di rilievo eccellenza, si stanno adoperando per far arrivare container medicali estensibili; moduli, di oltre 30 mq, che si prestano a sala operatoria e terapia intensiva. Detto “shelter” (riparo), una volta adeguato alle esigenze sanitarie – anche le più critiche – è munito di un impianto oleodinamico e può essere alimentato da batterie autonome o da rete elettrica esterna.

E’ un mezzo per porre rimedio al ritardo “consumato”,  causa di errate valutazioni; è un rimedio,  la cui funzionalità  potrebbe essere imminente.

Lo studio dei toccasana

Ecco, la ricerca di panacee, nel caso in argomento, dovrebbe orientarsi in senso diverso; dare riscontri senza impressionare di intaccare le libertà personali o, almeno, garantire in maniera chiara e trasparente che sarà un utilizzo limitato, circoscritto ed esclusivamente modulato per l’emergenza attuale.

La parola agli esperti, con il sentito auspicio che gli approfondimenti siano di gran lunga più adeguati delle attuali diffusioni comunicative. E’ risaputo che decisioni, prese in considerazione per durare nel breve termine, diventino poi, e senza che nessuno se ne accorga, efficienze perduranti.