Rsa emergenza coronavirus
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Mentre il trend dei contagi continua ad abbassarsi e si comincia a discutere sulle modalità della “fase 2” dell’emergenza Coronavirus, scoppia il caso delle Rsa

Le residenze sanitarie assistenziali, sigla Rsa, introdotte in Italia a metà degli anni novanta, sono strutture non ospedaliere, ma comunque a impronta sanitaria, che ospitano per persone non autosufficienti, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche di più specialisti e di una articolata assistenza sanitaria.

Gli anziani ospiti di queste strutture, spesso con più patologie, sono le vittime ideali per il COVID-19.

L’Istituto Superiore di Sanità, a partire dal 24 marzo ha inviato un questionario  di 29 domande ad ognuno dei referenti delle Rsa riguardante la situazione in corso e le procedure adottate per ridurre il rischio di contagio da COVID-19.

Un vero “Bollettino di Guerra”

Su un totale di 4629 Rsa in Italia, di cui 2166 contattate dall’Iss, 577 hanno risposto alle domande, il 24% sul totale delle strutture nel Paese.

Secondo la ricerca è emerso che le principali difficoltà nel corso dell’emergenza Coronavirus erano dettate da scarse informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione, mancanza di Dispositivi di Protezione Individuali, difficoltà nell’isolamento, assenza di personale sanitario, difficoltà a trasferire i residenti affetti da COVID-19 in strutture ospedaliere.

La percentuale dei decessi sui 44.457 residenti al 1 febbraio sino alla compilazione del questionario, tra il 26 marzo e il 6 aprile è stata del 8,4%, ovvero i morti sono 3.859.

La regione che ha fatto calcolare il maggior numero di decessi  nella residenze è la Lombardia, 1.822 decessi calcolati da febbraio, il Veneto è seconda per numero di morti, 760. La Lombardia è anche la regione che in Italia presenta la maggiore concentrazione di case di cura per anziani (677), seguita sempre dal Veneto, che ne ha 521.

Qualcosa non ha funzionato come doveva funzionare!

Secondo l’Istituto superiore di sanità, quindi, le Residenze sanitarie assistenziali «sono strutture importanti e fragili nella dinamica di questa epidemia. Oltre alle misure in essere è molto importante adottare una speciale attenzione nella prevenzione e controllo».

Ma soprattutto dal questionario dell’Iss sono emersi una serie di dati allarmanti, primo su tutti, la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale, sia per il personale sanitario che per gli ospiti, una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione, l’assenza di personale sanitario e la difficoltà nel trasferire i residenti affetti da COVID-19 in strutture ospedaliere.

Nella delibera del 30 marzo della Regione Lombardia consiglia alle Rsa come misura per il contenimento del contagio: «Per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuto al trasporto e all’attesa in Pronto Soccorso, gli ospiti con sintomi similinfluenzali o Covid positivi over 75 e con fragilità o patologie pregresse vanno curati nella stessa Rsa anziché in ospedale».

L’isolamento costituisce un problema per molte Rsa, la maggior parte non dispone di stanze singole per poter isolare i residenti con infezione confermata o sospetta. La regolamentazione riguardante gli accessi ai famigliari è arrivata in forte ritardo.

Così facendo molte Rsa si sono trasformate da luogo di protezione dei più fragili, in nuovi focolai di contagio che di fatto ha condannato centinaia di anziani per non gravare sul sistema ospedaliero.

Nella prima fase dell’emergenza Coronavirus l’attenzione si è concentrata sulla creazione di nuovi posti di terapia intensiva negli ospedali, abbandonando di fatto gli anziani pazienti delle Rsa al loro destino, e solo dopo le proteste di molti dei familiari, che non hanno potuto dare un ultimo saluto ai propri cari, è stato scoperchiato il vaso di Pandora.

La magistratura ha aperto molte inchieste sulle Rsa su tutto il territorio nazionale, iniziando dal Pio Albergo Trivulzio, che dopo 28 anni da Tangentopoli, ritorna al centro di una vera e propria bufera.