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Chiudono i cinema, si fermano i set

Le precauzioni messe in atto per limitare la diffusione del Coronavirus hanno paralizzato l’intera filiera dell’industria cinematografica, produttori, distributori ed esercenti. Al momento sono 70 le pellicole la cui uscita nelle sale cinematografiche è stata rinviata. Nel frattempo, almeno 40 produzioni sono state sospese, tra film italiani e internazionali, serie televisive e pubblicità.

Chiuse le sale doppiaggio, anche la post produzione procede con difficoltà. Non si tratta solo di quante persone vivano con i mestieri legati allo spettacolo, ma di quanto questo settore sia importante e necessario anche dal punto di vista economico e culturale e quanto indotto generi in moltissime altre aree produttive.
Da anni ormai il nostro paese ha fatto grandi progressi nel considerare cinema e audiovisivo un’industria a tutti gli effetti.

Per comprendere le problematiche che questo settore sta vivendo e quali sono le prospettive per il futuro, ho incontrato Armando Ciotola di CinemaFiction, una società di produzione cinematografica napoletana.
Queste sono state le sue parole:
In primis va posta l’attenzione, sull’aumento dei costi di produzione, facilmente intuibile, legato al rispetto dei protocolli di sicurezza sicuramente necessari e specifici e non solo a quelli. Alla ripresa, che nella più rosea delle previsioni, dovrebbe essere a fine luglio, il problema principale sarà quello dei budget, che inevitabilmente subiranno degli aumenti. Chiaramente mi riferisco a budget già chiusi, ovvero budget di produzioni che erano già partite e che si sono fermate a causa del Coronavirus.
Alla ripresa, dovrò tener conto degli aumenti che tutti i fornitori, che dovendo a loro volta adeguarsi ai protocolli di sicurezza, subiranno e che si ripercuoteranno sui clienti.
Penso anche al problema delle location in cui girare le scene, le date fissate ormai saltate, dovranno essere riprogrammate allungando i tempi e quindi i costi”.  Tutte queste spese sono “extra budget” che prima non avevamo in previsione e quindi ora ci piovono addosso.
Penso al servizio di catering, che se prima del coronavirus aveva un costo, oggi sarà sicuramente maggiorato.
In qualche modo bisogna tener conto di questi costi.
La mia non è una protesta, ma secondo me è giusto tenere un dialogo aperto, perché sono talmente tante le variabili, che oggi ci troviamo ad affrontare, che è giusto un dialogo tra le istituzioni e le produzioni.
Dialogo che nel mondo dell‘audiovisivo c’è sempre stato, tieni presente che la gran parte del budget di un film lo fai con Enti Pubblici, però quello che è importante e che questo dialogo ci sia con chi fa questo lavoro tutti giorni perché se io devo decidere su delle cose che riguardano il tuo lavoro e non lo conosco bene, rischio di prevedere le cose più banali”.

Un aspetto che Armando ha sottolineato nell’intervista è l’attenzione che le grosse produzioni hanno avuto nei confronti della nostra regione. Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio bum di film girati sul nostro territorio, anche grazie al buon operato della nostra Film Commission e della Regione Campania e questo non è importante solo per quanti soldi girano attorno alla produzione ma per il turismo che ne viene e adesso più che mai, c’è bisogno di rilanciarlo.

Dobbiamo dare massima attenzione – continua Armando – agli audiovisivi perché gli audiovisivi poi girano il mondo e questa cosa ti porta, per anni e anni, un “turismo culturale”. Noi a Napoli e in Campania stavamo vivendo un momento che nella storia fai fatica a ritrovare, adesso bisogna ritornare, non perdere il contatto con quella realtà che abbiamo congelato nei mesi scorsi. Napoli è un set a cielo aperto, viene veramente chiunque a girare a Napoli.
Detto ciò, inevitabilmente, un aiuto, un attenzione su questo settore ci vuole. Bisogna stare attenti però
a valutare bene gli interventi, altrimenti si rischia di buttare i soldi al vento, bisogna valutare i bilanci delle società che hanno lavorato bene, a chi stava producendo e producendo bene.
Bisogna dare energia a tutte quelle cose che hanno fatto crescere tutto l’indotto. Massima attenzione va data alle maestranze
. Penso agli elettricisti, ai montatori e ai truccatori, il cui lavoro è stato maggiormente colpito dalla pandemia.
Queste categorie lavorano a progetto e nel momento in cui il film è fermo hanno bisogno di un aiuto concreto. Per ripartire l’attenzione va data ai costi dei protocolli e va data anche alle piccole produzioni indipendenti, perché finché parliamo della grande produzione che ha alle spalle la vendita televisiva importante, bene o male, riesce ad arginare, ma il piccolo film della società indipendente, che comunque poi fa numeri, rischia di non essere finito. Il rischio è che avremmo solo le grandi produzioni a discapito delle piccole produzioni.”

Con Armando abbiamo affrontato anche il problema della formazione, perché la CinemaFiction è la prima scuola professionale per il Cinema, la Tv e la radio nata nel Sud Italia. Nata come scuola di recitazione cinematografica nel 2003, ha ampliato negli anni la sua offerta formativa a diversi settori dello spettacolo.

Per la formazione il vero problema è lo spazio, perché inevitabilmente, tutte le scuole di cinema o di teatro lavorano con un modus operandi che prevede la partecipazione, a numero chiuso o programmato, in un’area di tot metri quadri di n persone, è chiaro che dire non lo poi più fare oppure devi utilizzare questo metodo che prevede il dimezzamento degli attori che provano in scena, diventa un problema serio.
A questo punto o chiudi o sei costretto a aumentare i costi, offrendo sempre la stessa qualità. Un artista giovane che magari ha in budget quella formazione, quel perfezionamento in quel momento della sua carriera può permettersi quella spesa, di fatto tu gliel’hai preclusa. Con il rischio di perdere degli artisti. Il discorso è quanto sei attento all’arte. Tempo fa c’era qualcuno che diceva che con l’arte non si mangia, con la cultura non si mangia.
Ho letto una dichiarazione della Merkel sulla cultura in cui sottolineava quanto gli eventi culturali hanno un importanza massima per la nostra vita.
Perché nell’interazione degli artisti con il loro pubblico si aprono prospettive completamente nuove per guardare alla nostra vita. Ci confrontiamo con le emozioni, noi stessi sviluppiamo emozioni e nuovi pensieri, siamo pronti ad entrare in discussioni interessanti.
Comprendiamo meglio il passato e possiamo anche guardare al futuro in modo migliore. Che il nostro vasto e diversificato panorama culturale possa continuare ad esistere anche dopo che la pandemia sarà superata”

La cultura, l’arte sono cose importanti per una società civile. L’attenzione al mondo dello spettacolo deve essere a livello nazionale. Bisogna dare il peso giusto alla crescita culturale, che peso dai all’arte, che peso pensi abbia l’arte sul modo di vivere dei cittadini e sulla società in genere. Incide molto il rapporto della società con l’arte. E una cosa importantissima che va tenuta d’occhio, altrimenti rischiamo di avere una società che non cresce che non sia apre al mondo. Specialmente in un periodo dove si ha paura di viaggiare, immergerti in un buon film, in uno spettacolo teatrale ti da possibilità di crescere, di aprire la mente. Aprire la mente significa essere pronto a nuove sfide, accrescere la creatività. E non fa bene solo allo spirito ma anche all’economia. Prima c’e ne accorgiamo, più diamo attenzione a questa cosa, prima ne otterremo giovamento tutti.

 

Francesco Manca