adv

L’importanza del capire per affrontare insieme il Coronavirus

In un frangente del celebre film “Operazione sottoveste”, Sherman – il Comandante del sommergibile Sea Tiger – impersonato da Cary Grant, alludendo ad un risultato da raggiungere dice “E’ come uno spoglierello: non indagare come è fatto, ma goditi il risultato”.

E’ forse calzante, oggi, per cercare di comprendere quali benefici effetti, potrebbero conseguire ai provvedimenti governativi; almeno questo è l’auspicio che rivolgiamo a noi stessi, per non amplificare, oltremodo, la preoccupazione che ci pervade circa il futuro.

Indubbiamente la speranza è inficiata da più di qualche ragionevole dubbio; l’orizzonte della fiducia non è terso e, inoltre, non appare efficace il connubio primario in simili frangenti: informazione e comunicazione sembrano accavallarsi. Il risultato scaturente è connotato da notizie incomprensibili, laddove la chiarezza dovrebbe essere il punto focale degli annunci.

Una serie, infinita e confusionaria, di citazioni circa provvedimenti, ordinanze, decreti, tutte – le citazioni – condite di “visto”, “considerato”, date di emanazione. E chi più ne ha più ne metta.

Alla fine ci sentiamo tutti un poco simili a Don Chisciotte, impegnati nell’avventura di vivere inseguendo i sogni.

Carlo Tognoli, sindaco di Milano dal 1976 agli inizi degli anni ’80, sosteneva come la cultura fosse indispensabile per praticare l’arte della politica.

L’imprevedibile sottovalutato

Prescindendo da ideali (ormai desueti), colori politici (sempre più sbiaditi), spirito di appartenenza (quasi del tutto sparito), non si ravvisano – nei tempi attuali – menti sufficientemente attrezzate per gestire emergenze sopraggiunte, ma non inattese.

L’imprevedibile si era appalesato sin dalla metà di gennaio (o anche prima?) e, evidentemente, fin da allora sarebbe stato necessario  volgere l’attenzione ad una sicurezza sanitaria prima, materiale poi.

La circostanza che sconvolge è la motivazione che, nel tempo, si è radicalizzata: i rischi maggiori sono per il gli anziani con patologie pregresse. Ma un anziano con patologie pregresse, prima dell’insorgere dell’emergenza, non aveva, comunque, una vita? Non coltivava – nella sua stessa esistenza – una qualche speranza? Condividere affetto con figli, crescere un nipote, assisterne l’evoluzione della vita, aspirarne a festeggiare con lui un traguardo.

Altro vulnus che trasmette insicurezza è la mancata puntualità delle annunciate conferenze stampa; per fortuna, ultimamente, hanno assunto i dovuti connotati istituzionali, ma è necessario infondere speranza senza seminare panico.

Muterebbe qualcosa se la conferenza stampa della Protezione Civile si tenesse alle 12?

Il riferimento con la propaganda, a volte, è imbarazzante; è risaputo che nella sfera pubblicitaria non esistono bugie, ma solo progettate e studiate esagerazioni.

In base a determinate “uscite”, il raffronto sembra confacente.

Emergenze con pericolose conseguenze

Siamo alle emergenze più disparate: sanitaria, economica, sociale; un miscuglio con un innesco che potrebbe provocare  un’esplosione  nella collettività.

Il sommerso ai minimi termini, indigenti allo stremo, aziende con un futuro oscuro, ripristino della normalità assai lontano.

A tutto ciò si cerca di porre rimedio con interventi di grande impatto; si varano provvedimenti che tentano di sostenere le vittime più colpite economicamente dal corona virus.

La sensazione che si miri solo al controllo, approssimativo, della Comunità è sempre più avvertita; abbiamo bisogno di cambiare marcia, dobbiamo avere piani ben delineati, per evitare di  essere terra di conquista. Nell’emarginazione sociale già si ravvisano pessime avvisaglie. Un’informativa del Ministero dell’Interno ha già allertato le Prefetture: piccole aziende, ormai stremate, potrebbero essere mira di loschi intendimenti.

Agire, senza se e senza ma. Con determinazione e programmazione basate su dati certi; non è possibile continuare la navigazione a vista.

E’ un dovere, verso il personale sanitario, le forze dell’ordine, di coloro chiamati a lavorare per il bene comune, le associazioni di volontariato e, soprattutto, nei confronti dei defunti, passati a miglior vita senza neppure un affetto accanto, se non la caritatevole assistenza degli eroi di questo tempo: medici e infermieri.

Noi intanto, disciplinatamente e con rispetto per le norme, non possiamo fare altro che stare alla finestra, attendendo che il “mostro” sloggi.