Big data: the big brother is wacthing you!

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big data cosa sono

Nell’economia moderna, dove i processi produttivi sono fortemente digitalizzati e automatizzati, i Big data assumono sempre più un ruolo chiave. Ma cosa sono? Quando si parla di Big data c’è una grande confusione: non c’è neanche una vera e propria definizione; molti credono che questa espressione faccia soltanto riferimento ad un’ingente quantità di dati.

In realtà, il termine Big data si riferisce alla capacità di usare una molteplicità d’informazioni per elaborare e trovare riscontri oggettivi su diverse tematiche utilizzando degli algoritmi capaci di analizzare innumerevoli variabili in pochissimo tempo e con poche risorse computazionali.

Questo fenomeno deriva da un’evoluzione di massa degli usi e delle abitudini delle persone; ogni volta che utilizziamo le APP su tablet o smartphone oppure navighiamo su internet con il nostro pc lasciamo un’impronta digitale fatta di dati.

Per capire di cosa sto parlando vi farò un piccolo esempio: vi è mai capitato di cercare un prodotto on line? Avrete sicuramente notato che contestualmente alla ricerca il vostro Provider vi proporrà offerte commerciali relative a quel prodotto o a prodotti simili. Ecco questo è un tipico uso dei big data. Un altro esempio lo si può avere quando utilizzando Google, andando a cercare un luogo di interesse come un museo, possiamo verificare se lo stesso nell’ora di nostro interesse è più o meno affollato.

Ad ogni buon conto, l’utilizzo dei big data non è semplicemente circoscritto al settore del marketing, in realtà possono essere utilizzati per molteplici scopi (in alcuni casi con risultati più simili a quelli che ci si aspetterebbe in una storia di fantascienza).

I big data possono essere usati nell’analisi genomica per migliorare la resistenza alla siccità delle culture di riso, nello studio delle associazioni tra la qualità dell’aria e la salute o addirittura prevedere i focolai di una malattia. Nel 2008 sempre Google (azienda che investe ingenti risorse nella ricerca di nuove tecniche e tecnologie di utilizzo dei big data), esaminando i termini di ricerca digitati dai propri utenti, riuscì a prevedere l’avanzamento dei focolai di influenza nei territori USA più in fretta di quanto fosse stato in grado di fare il Dipartimento della salute americano.

Con il termine big data, inoltre, non si fa riferimento solo alle informazioni rilasciate direttamente dall’utente ma anche a dati che vengono generati automaticamente da sistemi completamente digitalizzati che oggi gestiscono una grandissima quantità di informazioni (es. bollette, fatture, estratti conto ecc…). Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano, in Europa, questo settore è cresciuto nel 2017 del 22%, e la maggior parte dei chief information officer (CIO) italiani ritiene che sarà necessario un congruo investimento in questo settore nel 2018. Le maggiori imprese internazionali, infatti, utilizzano strumenti avanzati che consentono di effettuare previsioni sull’evoluzione del mercato e sulle strategie, detti “predictive analytics”, perché le tracce digitali che ci lasciamo dietro per le suddette società possono diventare, se opportunamente elaborate e sfruttate, fonte di un ingente profitto.

I big data e la loro elaborazione attraverso tecnologie sempre più sofisticate costituiscono un fattore essenziale per garantire competitività nel mercato globale. La molteplicità d’informazioni personali che circolano su ogni singolo individuo permette alle imprese di garantire servizi sempre più personalizzati.

Tuttavia, a mio avviso, lo scotto da pagare è molto alto: i cittadini nel contesto attuale non sono in grado di valutare la trasparenza della raccolta, il rispetto della genuinità dei dati, così come la imparzialità dell’algoritmo e le correlazioni proprie della procedura di trattamento degli stessi.

Per questo motivo, il Parlamento europeo con il regolamento 2016/679 (GDPR) all’art. 6 stabilisce la liceità del trattamento dati al verificarsi di una delle seguenti condizioni:  l’interessato deve prestare espressamente il consenso al trattamento dei propri dati personali, il trattamento deve essere indispensabile per l’esecuzione di un contratto di cui lo stesso è parte o per l’esecuzione di misure precontrattuali eventualmente richieste dall’interessato, il trattamento deve essere necessario al fine di adempiere un obbligo legale o per la salvaguardia degli interessi vitali dell’interessato o di un’altra persona, il trattamento deve essere essenziale per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento ed infine se il trattamento è necessario al perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento o terzi, a condizione che il medesimo non si ripercuota sugli gli interessi o i diritti e libertà fondamentali dell’interessato, in particolare se l’interessato è un minore.

Un forte deterrente per le aziende in caso d’inadempimento dovrebbero essere le sanzioni previste dal GDPR che prevede in caso di utilizzo di dati personali senza il preventivo consenso dell’interessato sanzioni salatissime: fino a 20 milioni di euro oppure il 4% del fatturato aziendale.

Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.