Così parlò Bellavista
Luciano De Crescenzo in una scena del film Così parlò Bellavista
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Luciano De Crescenzo ha raccontato Napoli in maniera perfetta nella sua prima opera: Così parlò Bellavista

Ieri ci ha lasciato un grande uomo di cultura, un uomo che ha saputo raccontare le bellezze e le debolezze di Napoli e in quest’occasione, vi vogliamo raccontare della sua prima opera: Così parlò Bellavista.

La gran parte delle persone ricordano solo il film, ma è stato anche il suo primo romanzo.

Così parlò Bellavista: il romanzo

Così parlò Bellavista è un romanzo del 1977dello scrittore, regista e ingegnere Luciano De Crescenzo e rappresenta la sua opera prima.

Secondo Gennaro Bellavista, professore partenopeo, troppe sono le banalità che si dicono e si scrivono su Napoli e sui suoi abitanti. La vita a Napoli è ben altra cosa rispetto agli stereotipi che si dicono sulla città partenopea.

Nell’introduzione del suo libro, De Crescenzo sostiene di aver avuto l’ispirazione da una visita di alcuni amici del nord Italia che per Pasqua decisero di visitare la città, durante la quale tenne “una specie di corso propedeutico a questa spedizione lombarda nell’habitat partenopeo”, mostrando le fotografie della città, raccontando dei vicoli e della non privacy che regna nel capoluogo campano.  Il romanzo, attraverso i dialoghi del professor Bellavista, il “vice sostituto portiere” Salvatore, il “poeta” Luigino e di tanti altri personaggi descrive la città di Napoli raccontando sia gli aspetti positivi sia quelli negativi.

Così parlò Bellavista
Antonio Allocca in una scena del film Così parlò Belavista

Il film

Qualche anno dopo si è deciso di portare sul grande schermo il romanzo di Così parlò Bellavista.

Gennaro Bellavista è un professore di filosofia in pensione, che si diletta a tenere delle lezioni nella sua abitazione agli amici Salvatore, Saverio, Luigino. Egli distingue l’umanità in “uomini d’amore”, come i napoletani, e “uomini di libertà”, come i milanesi. La sua vita viene però disturbata dall’arrivo del dottor Cazzaniga, il nuovo direttore del personale dell’AlfaSud: costui, proveniente da Milano, va a vivere in un appartamento all’interno dello stesso palazzo del professore.

Cazzaniga a prima vista è il classico uomo di libertà: ligio al dovere, puntuale e preciso e nonostante sia il direttore del personale, vuole andare al lavoro in perfetto orario.

Il film però affronta i problemi tipici della città: la disoccupazione e la camorra. Le figlia Patrizia e il compagno Giorgio, architetto, aspettano un bambino e non riescono a trovare un lavoro. Per fortuna, prendono in gestione un negozio di articoli religiosi dello zio di lui e qui, però, che sorgono altri problemi: la camorra chiede il pizzo e minaccia ripercussioni in caso di mancato pagamento. Proprio qui che nasce una delle scene più belle del film, dove Bellavista affronta il camorrista:

“…voi invece siete coraggiosi. La notte mettete una bomba sotto una saracinesca, e vi sentite degli eroi. Magari o’ piano e sopra sta nu povero vicchiariello ca c’appizza a’ pelle… Ma a vuje c ve ne ‘mport, siete disoccupati, avete l’alibi morale. Siete napoletani e ammazzate Napoli. Eh già, perché ci sono i commercianti che falliscono, le industrie che chiudono, i ragazzi che sono costretti ad emigrare…Ah già, poi volevo dì un’altra cosa: ma tutto sommato, nunn’è che fate na vita ‘e m….? Perché penso io: Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi, poi anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli… Ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?

Alla fine del film, grazie alla passione comune per il presepe, si scopre che il milanese Cazzaniga è un uomo d’amore e aiuta a trovare un lavoro a Milano a Giorgio. Durante il viaggio in aereo nascerà il nipote di Bellavista, a metà strada tra Napoli e Milano. Sarà un uomo di libertà o d’amore?