Covid-19
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Lotta al Covid-19: è davvero opportuno l’uso di tecnologie di tracciamento

In questo periodo di grave emergenza epidemiologica stiamo leggendo diversi contributi che affrontano la delicata tematica del trattamento dei dati personali relativi alla salute.

Il GDPR e il Covid-19

In effetti devo dire che il nostro Garante insieme al Comitato Europeo sulla protezione dei dati personali ha già sottolineato che l’emergenza è una condizione giuridica che può legittimare limitazioni delle libertà, a condizione che tali limitazioni siano proporzionate e confinate al periodo di emergenza.

D’altronde le norme in materia di protezione dei dati (come il GDPR) non ostacolano assolutamente l’adozione di misure per il contrasto della pandemia di Coronavirus. Naturalmente anche in questi momenti eccezionali, titolari e responsabili del trattamento devono garantire la protezione dei dati personali degli interessati.

Occorre pertanto tenere conto di una serie di considerazioni per garantire la liceità del trattamento di dati personali e, in ogni caso, si deve ricordare che qualsiasi misura adottata in questo contesto deve rispettare i principi generali del diritto e non può essere irrevocabile.

Preoccupa, invece, maggiormente, quella iniziativa che appare sempre più concreta di seguire il modello coreano tracciando i movimenti delle persone risultate positive al Coronavirus allo scopo di avvertire chi è entrato in contatto con loro ed è quindi a rischio contagio.

A tale misura si sta affiancando anche l’uso dei droni, di recente autorizzato dall’Enac, per monitorare gli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale nell’ottica di garantire il contenimento dell’emergenza epidemiologica Coronavirus.

A prescindere dall’efficacia di tali sistemi tutta da accertare, si ricorda che il trattamento dei dati delle telecomunicazioni, come i dati relativi all’ubicazione, deve essere conforme alla direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche (direttiva e-privacy).

Direttiva e-privacy

In linea di principio, i dati relativi all’ubicazione possono essere utilizzati dall’operatore solo se resi anonimi o con il consenso dei singoli.

Tuttavia, come ricorda il Comitato Europeo sulla Protezione dei dati, l’articolo 15 della direttiva e-privacy consente agli Stati membri di introdurre misure legislative per salvaguardare la sicurezza pubblica. Tale legislazione eccezionale è possibile solo se costituisce una misura necessaria, adeguata e proporzionata all’interno di una società democratica.

Tali misure devono essere conformi alla Carta dei diritti fondamentali e alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Ma c’è un pericolo ancora maggiore che incombe sulla nostra riservatezza, difatti pur supponendo che si riesca a trovare una base normativa che giustifichi un simile trattamento alla luce della particolare situazione di emergenza del momento, quale sarà la sorte dei dati raccolti relativi a tante persone una volta cessata l’emergenza?

Saranno realmente cancellati o magari utilizzati per altre finalità? Ed inoltre in ogni caso queste tecnologie di tracciamento potrebbero essere utilizzate per svolgere altre e meno lecite attività che vanno dalla profilazione al controllo di massa.

Non si tratta, quindi, di contestare l’attuale uso di tali strumenti che nello specifico potrebbe anche essere giustificato sempre nel rispetto dei principi di liceità, necessità, proporzionalità e minimizzazione dei dati nonché della privacy by design, ma ciò che fa realmente paura è l’abuso di tecnologie così invasive in totale dispregio a valori fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione.

Purtroppo ancora una volta anche in questo campo così delicato dobbiamo rilevare l’incapacità dell’uomo di agire in chiave preventiva.

La tecnologia andava senz’altro utilizzata, ma nel campo della ricerca medica al fine di trovare valide soluzioni contro queste epidemie di origine virale, invece si è preferito investire in altri settori perdendo di vista quegli obiettivi fondamentali della tutela della nostra salute e della vita come bene prezioso ed insostituibile.

Ci siamo fatti trovare a livello mondiale ampiamente impreparati ed ancora oggi dobbiamo ammettere che non siamo stati in grado di individuare delle soluzioni curative valide. Al contrario pretendiamo adesso di risolvere i nostri problemi con tecnologie non sicure, pericolose e probabilmente poco efficaci.

Michele Iaselli

[A nome della Proprietà, della Redazione, dei Collaboratori tutti e mio personale, un sincero ringraziamento al Prof. Avv. Michele Iaselli.
Da anni, mi onora della Sua amicizia e ha accettato – con piacere – di scrivere per la nostra testata. Il Suo apporto sarà un valore aggiunto e saremo lieti – compatibilmente con gli impegni professionali ed accademici che gli appartengono – di accogliere altre, ulteriori, note a Sua firma. Quando lo vorrà e potrà, saremo onorati di pubblicarle.
Grazie Michele, di cuore. Raimondo Miele]