COVID-19
adv

I dati dell’OMS il confronto tra COVID-19 e influenza

Nell’ultimo mese, il Coronavirus (SARSCoV2), noto anche per provocare la malattia COVID-19, è stato spunto di numerosissime discussioni. Una di queste è relativa al suo confronto con il virus dell’influenza. Il COVID-19, come la prima forma influenzale, ha avuto un importante impatto sul nostro Paese, portando ad un elevato numero di contagiati. Infatti, siamo il primo paese colpito, all’infuori della Cina, con più di 10.000 casi e oltre 800 morti, anche se in maggioranza anziani con patologie pregresse.

Il Paese ed il COVID-19

Tutto è iniziato in Lombardia ed in particolare nel comune di Codogno. Il focolaio qui iniziato, ha portato sicuramente allarme e scompiglio nella popolazione dell’intera Italia. Le misure di contenimento del governo hanno spaventato molti e provocato l’assalto dei supermercati, per accaparrarsi il più possibile cibo, amuchina e mascherine (quest’ultime introvabili e vendute a peso d’oro). Molti, irresponsabilmente, si sono dati alla fuga per raggiungere luoghi “sicuri”. Bisogna però dire che questo è un virus con un tasso di letalità relativamente basso. 

Il dibattito sull’influenza

Numerosi sono stati i dibattiti inerenti il COVID-19, non a caso, gli scienziati italiani, in base ai dati forniti dall’OMS, hanno iniziato ad esprimere pareri personali. Tra questi vi è il Prof. Roberto Burioni, che ha voluto fare delle distinzioni tra l’influenza ed il COVID-19. Lo scienziato ha precisato come il tasso di letalità dell’influenza, sebbene soggetto ad un’elevata variabilità, è dello 0,02%, mentre per il nuovo coronavirus è del 2,3%.

Per chiarezza, quando il contagio si è diffuso fuori dalla Cina l’OMS ha alzato il tasso di mortalità, che adesso risulta essere compreso fra il 3 e 4% a livello globale. Probabilmente, questo è correlato ad una maggiore percentuale di anziani nel mondo occidentale. Il virus infatti è particolarmente aggressivo nei confronti di questa fascia della popolazione in Italia (gli over 65 sono circa il 35% della popolazione). Dall’altro lato, il tasso riferito dell’influenza non risulta essere spaventoso perché “abbiamo il vaccino”, ma determina nel mondo un numero di morti che si aggira tra i 250 ai 500 mila ogni anno.

Differenze tra i due virus

Possiamo dire che tra i due virus si possono individuare altre 4 grandi differenze:

  • il COVID-19 ha un tasso di contagio molto più alto diffondendosi in modo estremamente rapido;
  • il genere umano non ha immunità specifica contro il COVID-19;
  • ancora nessun vaccino pronto (anche se in lavorazione);
  • nessun farmaco anti-virale specifico.

Queste sono differenze di non poco conto, ma che non devono creare panico, infatti, come dimostrato, dal virus si guarisce nella maggior parte dei casi. Oggi i guariti sono oltre 60 mila in Cina e 1.000 in Italia.

I farmaci contro il virus

Fortunatamente, l’Italia sta testando un protocollo adottato su 21 pazienti in Cina. Al Pascale di Napoli, in collaborazione con l’ospedale Cotugno, stanno sperimentando il farmaco anti artritico chiamato Tocilizumab per spegnere la reazione immunitaria che porta spesso i pazienti alla morte. Il farmaco, dopo aver avuto successo su due pazienti in gravi condizioni, adesso è utilizzato anche su altri pazienti altrettanto gravi.

Il futuro

In conclusione, alla luce dei dati rilasciati dall’OMS, il COVID-19 non è l’influenza: richiede cautela, responsabilità, ma senza spaventarci. Sebbene il tasso di letalità del nuovo Coronavirus sia basso (e si guarisca), è anche vero che, a differenza dell’influenza, se non correttamente gestito, il COVID-19 può portare ad un alto numero di malati che il sistema sanitario difficilmente potrà sopportare.

Niente panico, ma bisogna rispettare rigorosamente i limiti emanati dal governo, rimanendo a casa e limitando gli spostamenti allo stretto necessario, rispettando le distanze di sicurezza, ed avendo una buona dose di buon senso nell’igiene personale.

Avatar
Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.