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La notizia è stata battuta ieri dalle principali agenzie di stampa, ma ricalca un trend abbastanza diffuso nelle ultime settimane che sta mandando nel panico tanti investitori e soprattutto sta cominciando a porre un quesito assai delicato nei circuiti dell’economia e della finanza globale: quella del Bitcoin, è una bolla destinata a sgonfiarsi, trascinandosi dietro conseguenze catastrofiche?

Il crollo del valore della più importante criptovaluta mondiale è ormai un fatto, con i numeri che, come spesso accade, danno un quadro inclemente della situazione: la soglia dei 6000 dollari è stata oltrepassata, naturalmente verso il basso, avendo toccato il “cripto-gettone” un valore di 5920 dollari sulla piattaforma lussemburghese Bitstamp, e avendo raggiunto una perdita di addirittura il 13%. Si tratta del valore minimo della moneta nell’arco degli ultimi quattro mesi.

Anche le altre valute digitali, però, non se la passano bene, in quella che è la più classica delle “reazioni a catena”: Ripple, Ether e Litecoin hanno perso nell’arco di pochi giorni almeno l’11% del proprio valore. Un crollo, insomma, tira l’altro, anche se le cause all’origine delle perdite non sono ancora accertate. Vi sono però alcune indiscrezioni di stampa secondo le quali l’organo di vigilanza della borsa americana (il SEC) e la Commodity Futures Trading Commission, sarebbero pronti ad avanzare una richiesta clamorosa al Congresso americano, cambiando per sempre la galassia della diffusione e del mercato delle criptovalute. L’idea sarebbe quella di costruire un controllo federale, quindi pubblico, delle piattaforme per gli scambi di Bitcoin & company. Secondo quanto riferito da Bloomberg, e subito dopo rimbalzato sui giornali e sui mercati di tutto il mondo, i presidenti della SEC e della Commodity Futures Trading Commission saranno ascoltati tra oggi e domani alla Commissione Banche del Senato degli Stati Uniti d’America, e proprio in questa sede potrebbero farsi portatori di questa richiesta.

Il ministero dell’economia americano dal canto suo ha mostrato più volte la propria preoccupazione rispetto alla possibilità che le criptovalute possano essere usate in maniera poco trasparente come investimento, dando vita a quelle pericolose speculazioni a cui i mercati finanziari ci hanno abituati. La necessità principale è assicurarsi che le valute digitali non siano utilizzate al fine di spostare denaro di illecita provenienza, a cominciare dai proventi di attività di riciclaggio o di altro tipo di frodi, ma in generale la preoccupazione per le difficoltà di controllo è piuttosto diffusa. Da questo punto di vista, molto chiare e decise sono state le dichiarazioni del segretario del Tesoro americano, Steve Mnuchin, che in un’audizione al Congresso ha preso posizione a riguardo.

Che la situazione rischi di sfuggire di mano è qualcosa di palpabile, e si capisce anche dall’attenzione che sta guadagnando, a livello mediatico ma anche istituzionale, il crollo di questi giorni, che comunque non è il primo e con tutte probabilità non sarà l’ultimo. A muoversi è stato anche il direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali, Agustin Carstens, che nel corso di un convegno a Francoforte ha parlato del Bitcoin come della “combinazione di una bolla”, di “uno schema Ponzi” e addirittura di un “disastro ambientale”. Le fluttuazioni delle criptomonete stanno insomma facendo tremare gli economisti e i governanti di tutto il mondo? E soprattutto, questa paura è dovuta al rischio di una nuova enorme crisi mondiale, o alle difficoltà di controllo da parte dei governi di un intera fetta del mercato finanziario? Difficile dirlo, ma nel frattempo anche l’Europa marca il cartellino: allo stesso convegno di Francoforte, infatti, ha partecipato anche il presidente della Bundesbank ed esponente di primo piano della BCE, Jens Meidmann, che come i suoi colleghi ha auspicato un pronto intervento da parte delle banche centrali per “arginare i rischi” ed “evitare che le criptovalute diventino una minaccia per la stabilità finanziaria”. Una voce (parzialmente) dissonante è stata invece quella del presidente della Commodity e Futures Trading Commission americana, Chrisopher Giancarlo, che pur evidenziandone i rischi continua a considerare il cripto-mercato come una grande possibilità: “Si tratta di un mercato limitato – ha spiegato – e quindi limitati sono anche i rischi sistemici che può creare”. È pur vero, però, come lui stesso ha ammesso “che molte aziende legate a questo tipo di mercato sono una frode o utilizzano denaro frutto di frodi” e quindi “la necessità di più risorse al fine di monitorare, pubblicamente, il loro andamento e le loro attività, è fondamentale”.