cyberbullismo
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Dopo i gravi fatti raccontati ieri abbiamo deciso di intervistare il professor Amedeo Caramanica, che ha scritto un libro su questo complesso tema

Ieri, 22 giugno, ci siamo occupati di un grave caso di cyberbullismo occorso a Napoli: vittima una ragazzina di 12 anni, tormentata su Instagram da due presunti amici (anch’essi minorenni) a causa della sua taglia forte. 

Abbiamo deciso, così, di intervistare l’ex docente, ora in pensione, Amedeo Caramanica, autore (tra gli altri) di un volume sul cyberbullismo in ambito scolastico, dall’evocativo titolo Ma io scherzavo…! Bullismo e cyberbullismo (Edizioni Protagora). 

Amedeo Caramanica libro sul cyberbullismo

Ma io scherzavo…! Bullismo e cyberbullismo

In questo libro il tema di fondo è trattato tramite lo sguardo della protagonista, una ragazzina di colore di religione islamica. Un racconto ricco di imprevisti, ambientato nell’universo scolastico dove spesso si verificano casi di bullismo e cyberbullismo. 

D: Come è nata l’idea per questo libro con un soggetto così profondo? 

R: Con gli ultimi testi narrativi andavo nelle scuole per presentare i miei libri. I colleghi docenti mi chiedevano come poter affrontare un problema così grosso. Ci voleva uno strumento da poter utilizzare per i ragazzi, per le famiglie e per gli stessi professori. Il libro è nato, dunque, come testo narrativo con il bullismo come punto centrale. Comprendere è importante per poter affrontare a 360° un problema grave. 

D: Cosa ne pensa del caso di bullismo telematico che abbiamo trattato ieri?

R: Ci sono tanti tipi di bullismo e di cyberbullismo. In questo caso è un tipico esempio di violenza provocata da un peso non considerato idoneo. Queste ragazze bullizzate soffrono fino ad arrivare a rischiare di perdere la propria personalità. Il problema, in questo caso, è che la ragazzina non ha affrontato subito il problema, la vittima deve subito parlare ad una persona di fiducia. 

Chiudersi in se stessi, non risolvendo il problema, rischia di portare a problemi fisici e psicologici anche gravi.

D: Durante il suo periodo di insegnamento ha mai dovuto affrontare un caso di bullismo? 

R: Purtroppo il bullismo c’è sempre stato anche se in altra forma e con altro nome. Di cyberbullismo, ad esempio, se ne è iniziato a parlare agli inizi del nuovo millennio. Ai miei tempi, si parlava con il bullo di turno e gli si faceva capire che non doveva continuare così e che  doveva smetterla subito. 

La classe poi non deve sostenerli perché il bullo si fa forte per il sostegno dei compagni.

D: Quali consigli vuole dare a genitori e docenti sul bullismo?

R: I genitori dei bulli, spesso, prendono sottogamba la situazione, minimizzando il problema. Sono casi di reati gravi che devono essere affrontati e risolti

Quando i bulli sono minorenni le pene le pagano i genitori. Per la colpa di non aver educato bene i propri figli. Se i casi accadono a scuola, sono i professori ad essere colpevoli di inosservanza, di disattenzione. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.