Cybertech 2018, la convention sulcybercrime: forti perdite nel settore
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WEB Business Model: Cresce il volume di affari ma anche il denaro perso a causa di attacchi informatici

L’unico computer sicuro è un computer spento

(Cyber) Spazio, ultima frontiera

Gli esperti di sicurezza lanciano un nuovo allarme sul volume e sulla pericolosità della nuova frontiera del crimine informatico. Se da un lato cresce la consapevolezza della necessità di migliorare le difese, dall’altro le competenze degli hackers s’innalzano di conseguenza.

Al Cybertech Europe 2018, organizzato a Roma nei giorni 26 e 27 settembre da Leonardo in collaborazione con Accenture, hanno partecipato un centinaio di aziende. Questo evento rappresenta il più importante meeting del settore in Europa.

La kermesse ha riunito i migliori esperti di sicurezza e le principali società del settore per concordare le linee strategiche della sicurezza dell’immediato futuro.

Cyber crimine o Cyber guerra?

La sempre crescente dipendenza della vita degli Stati e dei cittadini dai sistemi informatici è intrinsecamente legata all’estrema debolezza degli stessi.

Attacchi informatici coordinati, lanciati da singoli individui, da organizzazioni criminali o anche da Stati ostili possono facilmente mettere in ginocchio industrie, banche, infrastrutture, società commerciali o anche intere città in poco tempo.

Salvaguardare lo stile di vita occidentale dipende quindi dal livello di sicurezza dei sistemi, sia al livello d’infrastruttura, sia al livello dei singoli sistemi operativi installati sui personal computer casalinghi o anche degli smartphones.

L’intelligenza degli oggetti complica le cose

Nell’internet delle cose (internet of things: https://www.infoares.it/formazione/corso-internet-delle-cose-e-delle-macchine/ ), dove anche gli elettrodomestici, le serrature delle case, i sistemi di allarme e tra poco anche i sistemi di guida autonoma degli autoveicoli sono veri computer e perennemente connessi alla rete delle reti, nessuno può dirsi immune da un attacco informatico.

Questa diffusione di device interconnessi rappresenta il rischio più grande, perché generalmente il loro livello di protezione è praticamente nullo. Il sistema informativo di una grande banca è ovviamente super protetto con numerosi livelli di sicurezza, mentre il frigorifero che ci avvisa sullo smartphone che il latte è finito, non è certo dotato di un firewall o di antivirus ed è violabile in pochissimo tempo.

Connessioni Wi-fi e oggetti violabili facilmente rappresentano la porta di accesso per i malintenzionati ai sistemi delle nostre case, d’industrie o magari d’installazioni statali e militari. Una volta dentro, però, è come ripetere la storia della città di Troia e dei Greci. Ulisse, grazie al famoso Cavallo, aprì le porte all’esercito che attendeva fuori le mura ed Ilio cadde.

Strategie e war games

Partendo da queste considerazioni, le parole chiave recitate come un mantra durante la convention sono state resilienza e collaborazione. Dai lavori è emersa l’indispensabilità che aziende ed istituzioni concordino ed attuino un approccio comune e coordinato per affrontare i rischi probabili, riducendo nel contempo la debolezza contro le minacce sconosciute.

Le aspettative degli esperti sono state felicemente sintetizzate da Amir Rapaport, fondatore di Cybertech, che ha dichiarato testualmente “La rivoluzione parte dalla infrastruttura tecnologica, che è come l’ossigeno nell’aria: non si può farne a meno. È necessario creare un ambiente più resiliente ed essere più preparati; incoraggiare nuove idee, alimentare l’economia, supportare le startup”. Sempre secondo Rapaport, Roma rappresenta il luogo ideale per favorire una visione condivisa e comune tra le istituzioni ed il settore pubblico e privato, una agorà dove i guru della cyber security possano esporre le loro visioni ed gli scenari che ne derivano.

Proteggere lo spazio interno e homeland security

Alessandro Profumo, Amministratore Delegato (AD) di Leonardo, ha evidenziato l’estrema fragilità della nostra organizzazione collettiva e la necessità di un’azione proattiva per ridurla. Secondo l’AD, la protezione del dominio cibernetico è fondamentale per garantire il funzionamento delle infrastrutture critiche e delle pubbliche amministrazioni, influenzando così la vita di ogni singolo cittadino degli Stati.

La guerra che si svolge quotidianamente nel cyber spazio ha rilevanza concreta e vincerla è strategico per evitare di essere sovrastati negli scacchieri internazionali.

Negli scenari dove gli attacchi informatici non hanno solo scopo di lucro, ma mirano anche a sovvertire le istituzioni di uno Stato, oppure a minarne la potenza economica, non vanno combattuti solo piccole organizzazioni criminali, ma occorre innalzare grandemente il livello intrinseco di sicurezza di ogni strato di cui è composto il cyber spazio.

I sistemi devono poter reggere attacchi massicci

Secondo Gus Hunt, Cyber Strategist di Accenture, occorre passare da un approccio reattivo ad uno proattivo, badando anche a rendere i sistemi capaci di continuare a funzionare anche in presenza di attacchi consistenti.

A complicare le cose ci ha poi pensato Eva Chen, CEO di Trend Micro, che ha evidenziato come le minacce informatiche divengano sempre più difficili da arginare perché i produttori di malware utilizzano sempre più diffusamente intelligenza artificiale e machine learning.

Non poteva mancare la voce di Eugene Kaspersky, CEO di Kaspersky Lab, che condivide la necessità di un cambio di mentalità nell’approccio globale alla lotta al cyber crime. Le organizzazioni criminali stanno aumentando in numero e in quantità degli attacchi. Nel 2017 i malware rilevati sono stati 117.000.000, sottraendo in due anni 1 miliardo di dollari: quanto il costo di dieci missioni spaziali.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.