Cubo di Rubik risolto da un robot con un solo braccio
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Con una sola mano Dactyl è in grado di risolvere il cubo di Rubik. L’industria 4.0 fa così salti da gigante verso la produzione di macchine sempre più sofisticate

In ambienti ristretti e complessi come una cucina o una lavanderia è necessario l’utilizzo di macchine molto avanzante e molto agili. Proprio un’organizzazione no profit statunitense, l’OpenAI, ha fatto un grande passo in avanti verso questa direzione con lo sviluppo di un robot in grado di risolvere il famoso cubo di Rubik con una mano soltanto.

Dactyl e il Cubo di Rubik

Il cubo di Rubik è molto difficile da risolvere, ancora di più con una solo mano. Eppure, Dactyl, il robot con uno solo braccio, è riuscito a farlo. Dopo un anno di duro lavoro, era il 2018, OpenAI riuscì a presentare un primo robot che era riuscito a manipolare il famoso cubo con grande maneggevolezza e scaltrezza. Ora ci riesce con un solo braccio grazie ad un algoritmo di apprendimento creato ad hoc.

Come ci sono riusciti?

Il lungo addestramento per potenziare l’apprendimento della macchina è avvenuto tramite simulazione, al fine di impedire l’usura del robot. L’algoritmo è stato prima acquisito da Dactyl prima nel mondo virtuale e soltanto in un secondo momento nel mondo reale.

Industria 4.0

Un sistema di apprendimento che potrebbe essere sperimentato con successo nei diversi ambiti dell’Industria 4.0, dalla cybersecurity ai big data, dall’interfaccia uomo-macchina alla robotica avanzata e collaborativa.

Rubik e il Cubo

Era il 13 aprile del 1974 quando l’ungherese Ernő Rubik inventò il twisty puzzle 3D (o poliedro magico) noto come Cubo di Rubik. Inizialmente lo scultore e architetto Rubik decise di chiamarlo il Cubo Magico, fu soltanto nel 1980 che ha assunto il nome attuale grazie all’azienda Ideal che lo ha reso famoso nel mondo.

Basti pensare che è il puzzle più venduto della Storia.

Voi ci avete mai giocato? Siete più veloci di Dactyl?

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.