Dal caro e vecchio album di famiglia all’album condiviso.

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Genitori troppo social: conseguenze e provvedimenti del 2018 per la pubblicazione sul web delle foto dei figli minorenni.

L’imbarazzo adolescenziale scaturito dal tipico e fiero atteggiamento esibizionistico di un genitore che mostra compiaciuto la foto del proprio pargolo è ufficialmente debellato. A stabilirlo è, infatti, il tribunale di Roma secondo il quale i genitori che pubblicano sul world wild web, o addirittura, sui social network le foto dei propri figli rischiano per violazione di privacy delle tristi e gravose sanzioni.

Quel che costava, infatti, semplicemente imbarazzo…oggi costa decisamente ben altro, anche diecimila euro!

La sentenza emessa dal Tribunale di Roma in data 23 dicembre 2017 ha, infatti, condannato a tutti gli effetti una madre fin troppo dedita alla pubblicazione online delle foto del figlio sedicenne. La fiera genitrice si è ritrovata, infatti, costretta per legge ad eliminare i numerosi ritratti digitali del figlio; sempre se di “eliminazione” si tratta, considerato che tutto quel che viene immesso nel web e specialmente sui social non viene mai realmente rimosso ma soltanto omesso… ma questa è un’altra storia.

La rimozione, avvenuta fortunatamente con successo, avrebbe potuto costare alla madre ben diecimila euro; una modica cifra che la donna, qualora si fosse opposta all’operazione di bonifica online, avrebbe dovuto versare al giovane erede per la sua ormai violata privacy e/o dignità.

Il ragazzo avrebbe, infatti, più volte lamentato la sofferenza scaturita dall’ atteggiamento smisuratamente social dei genitori, dettagli che, a suo stesso parere, gli avrebbero causato disagi ed imbarazzi nella vita vera, quella di tutti i giorni e che social… lo è davvero.

Questo, tuttavia, rappresenta solamente il primo episodio a carattere nazionale di un’epopea iniziata già a livello europeo, una saga che può annoverare al suo interno già numerose coppie social duramente condannate per la violazione della privacy dei propri figli. Il segnale d’allarme, tra l’altro, era già stato ampiamente lanciato; un giudice di Mantova aveva, infatti, stabilito e decretato i primi “limiti” per le coppie di genitori nei confronti della privacy dei figli; gli stessi, infatti, non avrebbero potuto pubblicare le foto di questi ultimi senza il reciproco consenso.

Limiti, non solo confermati, ma anche rafforzati dall’aggravamento delle pene previste per tali violazioni.

Questa è, infatti, anche la prima volta in cui oltre all’obbligo di rimozione del materiale inerente al figlio, viene applicata anche una multa effettiva; multa salata ed addirittura ben più corposa di quella prevista dalla Francia e che, pur essendo particolarmente nota e rinomata per severità, decretava valori pari anche a quarantacinquemila euro e quindi decisamente più lievi rispetto ai diecimila euro italiani.

Il giudice nostrano ha, nello specifico, fatto riferimento all’art. 96 della legge sul diritto d’autore, vale a dire, legge 633/1941. La legge prevede, infatti, che nessun ritratto possa essere esposto senza il consenso del soggetto coinvolto. A condire l’articolo, già di per sé bastante, c’è stato, inoltre, l’art. 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 inerente alla tutela dei minori. Il vincente mix legislativo ha, dunque, potuto decretare l’ufficialità di un provvedimento che dovrebbe mettere in allarme tante e tante coppie di genitori.

Sono, dunque, avvertite le mamme ed i papà; postare foto di figli minorenni sul web è realmente rischioso. Che sia facebook, instragram, twitter o altra piattaforma social poco conta…la multa è sempre quella e può arrivare fino ad una maxi sanzione pecuniaria dal valore pari a diecimila euro!

I cari genitori, volendo, potranno accontentarsi di mostrare del prediletto figlio un buon vecchio cartaceo fotografico, magari alle cene di famiglia o ai pranzi domenicali e perché no? imbarazzare la fortunata prole con la visione dei nostalgici scatti anche di fronte ai fidanzatini di turno.

Che sia questo un modo questo per tutelare l’unità familiare oltre che la privacy dei propri minori? Sarebbe bello pensarlo, ma che sia un caso fortuito o no, un obiettivo trasversale o meno, poco cambia; la legge in questo caso, debellando pratiche, effetti e conseguenze di un’eccessiva tecnologia pari quasi ad un tanto invidiabile quanto discutibile episodio della fortunata serie Black Mirror, potrà rispolverare usanze di un tempo, unità e ben più forti sentimenti.

Serena Giorgio è nata a Napoli nel 1986. Laureata alla Facoltà di Antropologia con 110 e lode e Giornalista Pubblicista regolarmente iscritta all’Ordine, vanta numerose collaborazioni con quotidiani, testate online ed emittenti televisive fondamentali per il panorama giornalistico partenopeo e campano. Scrittura, Video Editing, Letteratura ed Enogastronomia sono soltanto alcune delle sue intense passioni; vere e proprie storie d’amore che hanno rispecchiato a pieno la sua formazione, le sue specializzazioni e le sue attività lavorative. Autrice di numerosi testi e trattati circa la Storia della Musica e l’Antropologia dell’Alimentazione; Serena ha curato anche numerose attività di produzione e post produzione per importanti docu-fiction di carattere nazionale. Un saggio aforisma sostiene “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Per sillogismo aristotelico, dunque, Serena non lavora... Serena ama.