Dalla clonazione di carte alle tutele di PayPal, come si difende il consumatore

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clonazione carte di credito

La prudenza, si sa, come dice un vecchio detto, non è mai troppa. Anche a rischio di passare per bacchettoni, abitudinari o malfidenti, a volte tenere gli occhi ben aperti su ciò che ci succede attorno può evitare qualche brutta sorpresa.

È chiaro che una buona norma come questa non può diventare dogma, soprattutto davanti all’evolversi della tecnologia e alla necessità di uniformarsi alle direzioni in cui va il mondo, in termini di progresso e avanzamento scientifico.

Per molti anni, l’Italia e gli italiani sono stati sui gradini più bassi tra i paesi dell’Europa occidentale per numero di pagamenti e transazioni economiche effettuate su circuiti on-line. Da ormai decenni, in tutto il mondo si acquistano vestiti, oggetti per la casa, apparecchiature tecnologiche, semplicemente con un clic, così come è abitudine comune andarsene in giro con poca moneta contante, dal momento che anche per un acquisto di pochi euro è possibile utilizzare una carta di credito, un bancomat o una prepagata.

Negli ultimi tempi, però, anche nel nostro paese sembrano essere state superate le ataviche resistenze rispetto a questo tipo di “atteggiamento”, tanto che i numeri parlano chiaro: la cifra record per il 2016 di soldi “spostati” in maniera “immateriale” (quindi tramite carte, computer e altri sistemi mobili) è di oltre settecentotrenta milioni di euro.

Un cambiamento, pur lento, ma consistente, di questo tipo, è certamente causato dallo sviluppo e dal moltiplicarsi dei sistemi e delle modalità di spostamento del denaro, ma allo stesso tempo anche da uno “scatto” in termini di fiducia da parte delle persone. Buona pratica sarà, però, continuare a tenere lo sguardo vigile, perché non sono poche le insidie che si nascondono nel mondo dell’acquisto on line e dello spostamento immateriale di danaro.

Storicamente, le paure (giustificate) da parte degli italiani, in questo senso, hanno riguardato e riguardano la possibile clonazione delle carte di credito. Si tratta in effetti della frode finanziaria più diffusa, molto di più rispetto al furto materiale (assai più rischioso anche in termini di visibilità) dell’oggetto in sé.

È anche vero che nel corso degli anni le compagnie che emettono e gestiscono le carte si sono molto ben attrezzate per difendere l’utenza, e oggi basta una telefonata al call center della società per fermare un pagamento sospetto, nel momento in cui ci accorgiamo che la nostra carta sta dispensando regali da noi non autorizzati a destra e a manca.

Sono proprio le difficoltà rispetto alla possibile percentuale di riuscita della truffa ad aver fatto sì che, negli ultimi anni, i database clandestini in cui si possono acquistare i codici di milioni di carte di credito clonate abbiano avuto un crollo dei prezzi, tanto che oggi si possono comprare centinaia di credenziali (la maggior parte delle quali risulteranno poi bloccate o inutilizzabili) per poche decine di euro.

Più complesse sono le truffe che prevedono il furto di credenziali d’accesso alle banche on line e ai sistemi di internet banking. L’evoluzione dei malware ha fatto sì che oggi non sia una operazione troppo complicata quella di farla sotto al naso ai sistemi di sicurezza di banche e istituti finanziari.

L’incubo, da questo punto di vista, è il virus Zeus, che si inserisce nei nostri computer soprattutto attraverso la posta elettronica e l’apertura (spesso involontaria) di allegati ai messaggi che riceviamo, inviati dai malviventi informatici e appositamente travestiti da comunicazioni importanti, urgenti o ufficiali. Enel Energia, Poste Italiane, ministeri di vario genere e titolo… quante volte ci è capitato di ricevere una mail da qualcuno di questi enti, ma poi nell’aprirla ci siamo resi conto che si trattava di una possibile truffa (sono i cosiddetti messaggi di “phishing”, capaci con un clic di infettare il nostro computer) e abbiamo avuto la lucidità e la prontezza di eliminarla.

Non sempre, però, questo succede, ed è attraverso questo sistema che Zeus e gli altri come lui vanno a caccia di numeri di carte di credito, codici bancari, portafogli per monete virtuali come i Bitcoin e così via, spesso riuscendo nell’intento.

Così come per quanto riguarda le carte di credito, anche per le banche esiste la possibilità di bloccare i pagamenti, previa una denuncia alla Polizia Postale, anche se la procedura è un po’ più complicata rispetto alla precedente, quella riguardante le carte di credito. In ogni caso, anche in questa modalità vi è la certezza assoluta del rimborso.

Le truffe, insomma, sono sempre dietro l’angolo: furto di codici e clonazioni di carte, ma anche mancato invio della merce, in caso di acquisti on line. La maggior tutela per l’utente, da questo punto di vista, arriva da strumenti come PayPal, il vero colosso in materia di pagamenti in internet, un portale con politiche molto efficaci di protezione a favore del “compratore”, non a caso utilizzato da tantissimi utenti in tutto il mondo.

Occhi aperti insomma, apertissimi, è questo ciò che serve. Senza però rischiare di rimanere ancorati al passato e rifiutare gli strumenti che il mondo ci mette tra le mani.