Dalla Realtà Virtuale nuove speranze per le malattie psichiatriche
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Un caso reale: ambienti virtuali e schizofrenia

Territori elusivi come la mente umana diventano esplorabili attraverso modelli matematici e realtà virtuale

Lo studio della mente

Lo studio dei processi cognitivi umani e quello degli algoritmi su cui si fonda la computer science e l’intelligenza artificiale si fondono spesso in modi fino ad oggi impensati.

Più si indaga su come funziona il cervello dell’Uomo (per costruire robots sempre più perfezionati), più i computer possono diventare un supporto operativo per la diagnosi e la cura di disturbi mentali, sia in ambito psichiatrico che psicologico.

Tra tutti questi progetti di nuova concezione, la Realtà Virtuale (Virtual Reality o VR) sta dimostrandosi sempre più vantaggiosa quale strumento per il trattamento di alterazioni che vanno dallo spettro border line, fino alle malattie psichiatriche conclamate. Questo è il caso della Schizofrenia, da sempre malattia guardata con sospetto per la sua elusività nella diagnosi precoce e nello studio dei suoi progressi.

I vantaggi della VR nell’ambito della salute mentale

Il vantaggio più evidente deriva dalla possibilità di creare ambienti di testing e di training privi di rischi per il paziente e in cui tutti i parametri di test sono definibili con precisione estrema, così come le risposte del paziente stesso. Con il termine di “Risposta del paziente” si intende in questo caso non solo le risposte verbali o scritte, ma anche quelle difficilmente quantificabili, come nel caso della mimica e del linguaggio posturale, estremamente importanti nel campo del riconoscimento di comportamenti stereotipati e coreutici tipiche dei disordini mentali. Contestualmente, il livello di dettaglio raggiungibile oggi con le tecnologie virtuali consente di raggiungere livelli di realismo fino ad ora inimmaginabili.

Un ulteriore plus è garantito dalla possibilità di modificare gradualmente i parametri dell’ambiente di test, così da permettere al paziente di affrontare senza stress eccessivo le proprie paure e le situazioni di disagio che lo spingono oltre il limite della crisi. Questo particolare vantaggio è fondamentale nella gestione della rabbia o nel superamento di fobie di varia natura. A trarne vantaggio è anche il trattamento dei disturbi legati all’ansia sociale, al Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS), lo spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi e le dipendenze di vario genere.

La schizofrenia e il vantaggio della VR

Le allucinazioni ed i deliri tipici della schizofrenia costituiscono i principali sintomi positivi di questa malattia, mentre quelli negativi comprendono abulia, asocialità e anaffettività. Completano il ventaglio dei sintomi anche anedonia, catatonia e deficit delle funzioni esecutive.

La somma di tali manifestazioni porta al deterioramento del comportamento sociale delle persone che ne sono affette, portandole fino alla perdita di contatto con la realtà.

Secondo gli studi di Daniel Freeman, professore alla Oxford University, la Realtà Virtuale trova numerosi impieghi nel trattamento di questa malattia. Il primo vantaggio è quello di poter immergere il soggetto in una replica dell’ambiente che plausibilmente gli causa il distress e verificarne le reazioni, comprendendo in questo anche la frequenza cardiaca, i valori di pressione e conduttanza cutanea, oltre a registrare anche i movimenti oculari.

Modificare la scena

Trattandosi di un ambiente sintetico, inoltre, è possibile aggiungere o sottrarre singole componenti della scena ricostruita al computer e quindi identificare con precisione i motivi scatenanti delle crisi o delle reazioni fuori norma. Da questa modificazione selettiva e differenziale delle componenti della scena somministrata al paziente è quindi agevole individuare le anomalie percettive e le cause del superamento delle soglie di ansia, giungendo alla formulazione di modelli predittivi del disturbo.

Identificate con precisione cause e meccanismi di evoluzione della malattia, diventa più semplice definire le strategie terapeutiche per i pazienti, ovvero affrontare le situazioni che essi ritengono intollerabili. Spesso la consapevolezza che le loro reazioni avvengono in un ambiente sintetico (decisamente non reale), aggiunge un ulteriore depotenziamento alle situazioni che i pazienti percepiscono come insopportabili, agendo quindi come una sorta di “vaccino” che li prepara ad affrontare con minore ansia le reali situazioni nel mondo reale.

Stati predittivi di allucinazione

Per ottenere un gruppo di controllo, indispensabile per la calibrazioni dei risultati degli studi, Freeman ha effettuato alcune survey facendo interagire 200 soggetti “normali” con ambienti sociali virtuali, quali ad esempio un viaggio di due fermate in un vagone della metropolitana o una sessione in biblioteca. Dalle reazioni dei soggetti in condizione non clinica, si sono determinati i semi di comportamenti paranoici e psicotici. Come prevedibile, una piccola parte della coorte di studio ha manifestato preoccupazioni paranoiche in risposta a comportamenti neutri di avatar virtuali con i quali avevano interagito.

Successivamente un gruppo di individui “ad alto rischio psicotico” è stato esposto al medesimo esperimento e le conclusioni indicano che l’ambiente virtuale non ha provocato incrementi dei livelli dei sintomi. Le intenzioni persecutorie percepite nei confronti dei personaggi virtuali presenti nell’ambiente erano percepite con le stesse modalità con le quali sarebbero state valutate in un ambiente reale. Tra i parametri variabili dei test erano compresi il tempo di reazione verbale, la durata del contatto visivo e la distanza interpersonale, tutti particolarmente significativi nella patologia schizofrenica.

Realtà Virtuale, avatar e riabilitazione

Più recentemente il gruppo di Freeman ha valutato l’utilizzo della VR in ambito riabilitativo. L’esplorazione controllata degli ambienti virtuali in contesti potenzialmente psicotici ha mostrato quanto la terapia cognitiva sia efficacemente potenziata dall’utilizzo della Realtà Virtuale. Tale valutazione risulta valida soprattutto nel trattamento dei deliri di persecuzione.

Il trattamento della schizofrenia trova ulteriori vantaggi quando la riabilitazione dei soggetti coinvolge l’ambito delle funzioni cognitive e sociali. Come premesso, i pazienti schizofrenici mostrano deficit cognitivi spesso importanti e si rifugiano nell’isolamento per non affrontare il disagio derivante da ciò. La Realtà Virtuale consente di spostarsi in un ambiente sicuro mentre si affrontano situazioni altrimenti insostenibili nella reale vita quotidiana, consentendo la definizione di progetti riabilitativi individuali estremamente funzionali, anche attraverso tecniche di role-playing.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.