Deliveroo sotto accusa: l’algoritmo discrimina i riders
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Cgil fa causa a Deliveroo per salvaguardare i lavoratori

Cgil (il principale sindacato italiano) ha deciso di fare causa all’azienda britannica Deliveroo. Il motivo è da attribuirsi al fatto che l’algoritmo usato dalla piattaforma penalizza i lavoratori i quali hanno deciso di scioperare o di darsi “malati”.

Cosa sta accadendo?

La Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) ha fatto causa al colosso britannico delle consegne di cibo a domicilio Deliveroo perché il suo algoritmo discrimina i lavoratori. A renderlo noto è stato la stessa Cgil che, lo scorso 18 dicembre, ha annunciato di aver presentato al tribunale di Bologna un’azione legale contro l’azienda di food delivery, che solo in Italia conta più di 7.500 rider.

La causa, seguita da Filt, Filcams e Nidil della Cgil, si basa sull’utilizzo “scorretto” dell’algoritmo Frank, utilizzato dalla piattaforma per valutare la produttività dei rider. Secondo il rapporto stipulato dalla Cgil, infatti, “l’algoritmo, nell’elaborare i ranking reputazionali dei ciclofattorini che determinano di fatto le future opportunità di lavoro e le priorità di prenotazione per le consegne emargina, fino a estrometterli dal ciclo produttivo, coloro che non riescono a essere disponibili a loggarsi nelle aree di lavoro assegnate. Il rider che non si adegua alla logica dell’algoritmo viene gradualmente escluso dalle possibilità di impiego, arrivando in alcuni casi a essere deloggato dal sistema”.

In altre parole…

Il mondo cambia, e si afferma la GIG economy, dove non esiste più il posto fisso, ma si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, magari loggandosi sul web e venendo tracciati dal datore di lavoro.

Nella pratica questo modello economico mette i lavoratori in una posizione di estrema debolezza, che a legge italiana ha ritenuto di dover mitigare tramite misure normative.

In sostanza, l’azione legale della CGIL deriva dalla prima applicazione della legge entrata in vigore a novembre scorso e che, cercando di definire un nuovo quadro normativo, tutela i lavoratori della Gig economy, di cui fanno parte anche gli addetti alle consegne nel settore del food delivery. Per questo motivo, secondo la Cgil, l’algoritmo usato da Deliveroo penalizza enormemente i lavoratori che, per usufruire del diritto di malattia e di sciopero, o per ragioni che riguardano la conciliazione tra vita e lavoro, non sono per un motivo o per un altro SEMPRE disponibili per le consegne.

Il 2 gennaio

L’udienza attualmente è prevista per il 2 gennaio 2020 ed in sua previsione, il sindacato chiede al giudice che ai lavoratori della compagnia vengano riconosciuti i diritti di sciopero e di malattia senza ovviamente dover essere penalizzazioni dall’algoritmo dell’applicazione. In aggiunta, è stata richiesta la collaborazione con l’azienda per intervenire sui fattori di discriminazione dell’algoritmo.

La risposta di Deliveroo

In risposta alle accuse, l’applicazione britannica ha affermato di non aver ricevuto alcuna informazione diretta né del procedimento riportato né dell’udienza del 2 gennaio. Inoltre, ritiene che non esiste alcun sistema che favorisce i rider che accettano più ordini e, soprattutto, “l’algoritmo di Deliveroo, e ogni altra articolazione di Deliveroo, non discrimina i rider che partecipano, legittimamente, a manifestazioni o scioperi”, si legge ancora nelle parole della nota di Deliveroo riportate da Adnkronos.

Staremo quindi a vedere a breve gli sviluppi della vicenda.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.