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Dati i numerosi partner necessari a costruire l’assett di un centro diagnostico, la comunicazione tra sistemi di fornitori diversi è imperativa. Nasce così lo standard DICOM.

Le origini

In principio, fino agli inizi degli anni ‘80, era difficile decodificare e stampare immagini TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) o RM (Risonanza Magnetica) per altri che non fossero produttori degli stessi macchinari che le avevano generate.

Nel 1983 l’American College of Radiology (ACR) e la National Electrical Manufacturer Association (NEMA) si riunirono per trovare una soluzione che combinasse le esigenze di radiologi, medici e produttori di macchinari.

Il primo standard nacque nel 1985 con il nome di ACR-NEMA 300 che usava le interfacce parallele. Da quì fu una continua evoluzione fino al 1993, anno in cui, con l’introduzione del protocollo TCP/IP e l’uso, quindi, della rete, lo standard cambiò nome in DICOM, acronimo di Digital Imaging and COmmunication in Medicine.

Successive evoluzioni hanno visto l’introduzione di sempre più informazioni, pertinenti non solo alla radiologia ma anche ad altre specialità come cardiologia, endoscopia, dermatologia. Furono introdotti anche flussi di lavoro dedicati e di funzionalità legate a protocolli web. Con esse sempre più macchinari hanno adottato lo standard, fino a raggiungere le odierne possibilità che prevedono workflow di stampe 3D e messaggistica cifrata.

Lo standard

Grazie al DICOM oggi qualunque specialista può rivedere ed eseguire post-processing su immagini precedentemente acquisite da un qualunque macchinario, rielaborando, rimisurando o prendendo nuove misure tramite un qualunque visualizzatore DICOM (ne esistono anche di freeware), senza dover eseguire nuovamente l’esame.

Ciò è possibile grazie alle informazioni contenute in un file DICOM.

Si può pensare al DICOM come un oggetto con diversi attributi: l’immagine, in formati come JPEG lossless, ed una serie di informazioni che servono a caratterizzarla ed a consentire l’elaborazione.

I dati sono in formato chiave/valore: c’è un tag che, in accordo con lo standard, identifica un tipo d’informazione e, a seguire, il valore che questo dato assume. Il tag è costituito da una coppia di numeri, il primo è la categoria, il secondo l’informazione.

Ad esempio, per i dati pazienti il primo numero sarà 0010, il secondo indicherà se il valore corrisponde al nome 0010 oppure alla data di nascita 0030. Un tag sarà, quindi, scritto nel formato (0010,0030) il valore sarà tipo 19701011 oppure (0010,0010) con valore ROSSI^MARIO etc.

L’esame

Molti esami come TAC, angiografie ed ecografie sono costituite da più immagini, pertanto l’esame può essere costituito da più file DICOM che ripeteranno la parte comune relativa al paziente, al tipo di esame, alla data esame, etc. e si distingueranno, invece, per la parte relativa alla singola acquisizione (e.g.: ora acquisizione immagine kV, mA, etc.). I file DICOM non contengono necessariamente le immagini, alcuni file indicano solo dati come misure ecografiche che vengono inviate nel DICOM SR (Structured Report) o lo stato dell’esame, inviato nel DICOM MPPS (Modality Performed Procedure Step) che indica se è iniziato, concluso o la fase in cui si trova, consentendo l’aggiornamento dello stato anche sul relativo gestionale.

Protocollo di comunicazione

Lo standard prevede che 2 entità, o nodi, (e.g.: un macchinario ed un archivio) possano comunicare in DICOM solo se si “conoscono”. I parametri di un nodo da dichiarare reciprocamente sull’altro nodo sono indirizzo IP, porta di comunicazione ed AETitle (Application Entity Title) che rappresenta il “nome DICOM” della macchina.