Difensore civico digitale, Garante dei diritti digitali dei cittadini

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Il difensore civico digitale tutela i cittadini e le imprese dalle violazioni perpetrate dalla pubblica amministrazione in materia di digitalizzazione e in tutte le ipotesi previste dal CAD. 

Il 27 gennaio 2018 è entrato in vigore il D. lgs. n. 127 del 2017, il quale novella parzialmente il comma 1 quater, dell’art. 17 del CAD. La figura del difensore civico digitale, disciplinata appunto dall’art. 17, non è estranea al nostro ordinamento. L’attuale formulazione prevede l’istituzione dell’ufficio del difensore civico digitale presso la sede dell’AgID, attribuendole così il ruolo di Garante a livello nazionale.

In precedenza, invece, era prevista la sua istituzione presso ogni amministrazione pubblica, ciò non garantiva assolutamente una tutela uniforme e generalizzata dei cittadini. Analizzando il comma 1 – quater dell’art.17 cad, possiamo facilmente dedurre che il compito principale del difensore civico digitale è quello di porre fine ai conflitti tra cittadini e pubbliche amministrazioni in materia di digitalizzazione; per raggiungere questo scopo il soggetto preposto a tale ufficio deve essere in possesso di adeguati requisiti di terzietà, autonomia e imparzialità. Potranno ricorrere al difensore civico digitale i cittadini o le imprese nei casi in cui ritengano che l’amministrazione pubblica stia violando i loro diritti digitali, così come sanciti dal CAD o da ogni altra norma in materia di digitalizzazione.

I cittadini e le imprese potranno inviare una segnalazione al difensore civico digitale, attraverso apposita area presente sul sito istituzionale dell’AgID. Qualora dalla segnalazione emerga un’effettiva violazione da parte della pubblica amministrazione, il difensore civico digitale invita il soggetto responsabile a porvi rimedio tempestivamente e comunque entro e non oltre trenta giorni. Per garantire la concreta applicazione delle disposizioni impartite dal difensore civico digitale e quindi un reale spirito collaborativo da parte degli enti pubblici, la norma prevede che lo stesso segnali le inadempienze anche all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari di ciascuna amministrazione in modo da accentuarne l’effetto deterrente. Inoltre, le decisioni del difensore digitale sulle violazioni ritenute rilevanti verranno pubblicate sul sito Internet istituzionale in un’apposita sezione, in modo da renderle accessibili a chiunque. Il Garante della Privacy tuttavia, in ordine a questa previsione, ha sollevato qualche perplessità sulla possibile violazione del diritto alla privacy dei soggetti che effettuano le denunce e sulle possibili ripercussioni che potrebbero derivare dalle loro segnalazioni. Invero, il Garante auspica che al momento della pubblicazione il difensore civico digitale provveda a censurare i dati sensibili del denunciante in modo da garantirgli il totale anonimato.

In concreto, però, quand’è che i cittadini e le imprese possono ricorrere al difensore digitale? I cittadini e le aziende potranno rivolgersi al difensore civico digitale ad esempio quando la pubblica amministrazione non ottemperi alle disposizioni contenute negli artt. 3 e 6 del CAD, cioè quando violi il diritto degli utenti di rapportarsi e comunicare con gli enti pubblici attraverso l’utilizzo di tecnologie telematiche (in altri termini attraverso l’utilizzo di posta elettronica certificata). Ancora quando la pubblica amministrazione, in violazione dell’art. 5 del CAD, non permetta ai cittadini e alle imprese di effettuare pagamenti nei confronti della PA con modalità digitali (ad es. PagoPA).

In tutti questi casi, i cittadini e gli utenti ostacolati nell’esercizio dei propri diritti dalla pubblica amministrazione potranno rivolgersi al difensore digitale. Sebbene tale figura abbia subito un forte restyling, a seguito della riforma, e pertanto il suo potere di vigilanza sia notevolmente più incisivo, molti si interrogano sulla sua reale necessità. Le critiche muovono da una semplice considerazione: in Italia esistono già Autorità indipendenti (quali Garante Privacy, Agcom, Antitrust, AgID e ultima in ordine di istituzione DPO) che a vario titolo si occupano di eventuali contenziosi tra cittadini e enti pubblici in materia di digitale. Gli studiosi del settore hanno il timore che si possa giungere ad una sovrapposizione delle competenze delle varie Authority tale da provocare solo un forte disordine, con la concreta eventualità che il cittadino non sappia poi effettivamente a chi rivolgersi.

A mio modesto avviso, ritengo che la figura del difensore civico digitale così come delineata dall’ultima riforma, possa costituire uno strumento fondamentale per costringere la PA a cambiare e migliore i propri servizi.

Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.