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Nonostante esperienze importanti e addirittura eccellenze a livello europeo e mondiale, l’Italia è ancora indietro nel processo di digitalizzazione del paese, soprattutto per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni.

Scopriamo quali sono i settori e le fasce di cittadini più in ritardo, e quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine per colmare il gap con gli altri paesi.

Importanti esperienze, alcune eccellenze a livello europeo e addirittura mondiale, ma poca capacità di fare rete e soprattutto la difficoltà di allargare la base dei singoli cittadini e delle esperienze aziendali “digitalizzate”. È ancora indietro, l’Italia, rispetto ad altri paesi suoi competitor, nell’elaborazione di una visione condivisa di “paese digitale”. Una difficoltà che sconta enormemente in ambiti come la pubblica amministrazione, e in alcuni settori dell’economia. L’obiettivo è quello di un vero e proprio rinnovamento culturale, paragonabile al riconoscimento dei nuovi diritti civili individuali avviatosi negli ultimi decenni.

La Pubblica amministrazione

Nel processo di digitalizzazione del paese, la Pubblica amministrazione, nonostante gli sforzi effettuati nel corso degli ultimi anni, è ancora decisamente indietro. Il tentativo di mettersi al passo, offrendo nuovi servizi digitali, con lo scopo di velocizzare e rendere meno costoso il rapporto tra cittadino e istituzione non è ancora sufficiente. Dalla scuola, alla sanità, al rapporto tra burocrazia e imprese, l’Italia risulta ancora indietro in ambito europeo. Stando ai dati elaborati dal Digital Economy and Society Index, e riportati in questi giorni da Agenda Digitale, l’indice che analizza i progressi dei paesi europei in ambito di digitalizzazione del paese colloca l’Italia addirittura al 25esimo posto su 28 paesi. Un gradino più sotto del biennio precedente, gli anni 2016 e il 2017.

«Più che la mancanza di sviluppo tecnologico – spiega Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere – che in alcune esperienze è anzi molto avanzato, il ritardo digitale dell’Italia rispetto all’Europa è dovuto alla mancanza di una governance digitale del sistema-Paese, forte e autorevole. Capace di guidare, e non subire, una trasformazione che non è una moda ma una vera e propria rivoluzione che sta cambiando la società».

Giovani e meno giovani: inclusione digitale

Le statistiche mostrano come gli italiani compresi nella fascia d’età tra i 35 e i 64 anni mostrino un profilo in media con i valori europei di “cittadinanza digitale”. L’investimento va fatto dunque sui più giovani, i cosiddetti “nativi digitali” e sui cittadini “over 65” (già 13 milioni, nel nostro paese). Nel primo caso, le loro enormi attitudini e il loro rapporto con le nuove tecnologie va sviluppato attraverso una inclusione nel mondo delle imprese e nel ringiovanimento delle pubbliche amministrazioni.

Per farlo, però, sono necessari percorsi adeguati e finalizzati a questo scopo negli anni della formazione, e dopo, opportunità di lavoro che possano valorizzare queste competenze in perenne via di formazione. È un dato di fatto: le aziende che nel corso degli ultimi anni hanno deciso di investire nel digitale, hanno visto crescere di molto il loro fatturato, creato posti di lavoro più di chiunque altro, innalzando il contenuto di competenze digitali, individuale e aziendale.

Più semplice, ma allo stesso tempo più arduo, è il processo di digitalizzazione degli over 65, legato a una nuova attenzione da registrare su quella che si chiama “user experience” dei servizi, attraverso una promozione di questi, ma anche a una loro semplificazione. La digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni può giocare in questo senso un ruolo chiave.

Le eccellenze e un motivato ottimismo

A onor di cronaca, va detto che la situazione è comunque risollevabile, e anzi in un ambito come la tecnologia e la digitalizzazione, basta poco tempo per registrare grandi progressi. Gli sforzi in questa direzione non sono terminati. Nei prossimi mesi, per esempio, verranno lanciati portali per facilitare il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, mentre altri, come portale della Camera di Commercio, già sono attivi da circa un anno, e permettono a tutte le aziende di avere a portata di mano le informazioni pubbliche riguardo le proprie aziende.

Non bisogna insomma trascurare l’apporto che possono dare quelle esperienze già consolidate, come il sistema delle Camere di Commercio, o quello del Registro delle imprese. Ancora, l’introduzione della firma digitale e della posta elettronica certificata, piccoli (relativamente) elementi che però contribuiscono a far fare grandi passi avanti all’intero paese, dal punto di vista della digitalizzazione. A dispetto dei dati generali, anche grazie a innovazioni di questo genere i professionisti italiani sono oggi i più digitalizzati d’Europa. È da lì che bisogna ricavare la giusta spinta per avanzare nella giusta direzione. Senza aver paura di rischiare, consci che tutti gli investimenti fatti, pagano: in termini economici, e in termini di qualità della vita dei cittadini.