adv

La cronaca italiana si è colorata di una pagina molto triste nel settembre dello scorso anno quando Tiziana Cantone, giovane 33enne napoletana, decise di suicidarsi in seguito alla diffusione di un video hard, che la vedeva protagonista, sul web.

Purtroppo quasi un mese fa, nella notte tra il 4 e il 5 novembre, un’altra ragazza italiana ha deciso di togliersi la vita, per fatti molto simili a quelli che spinsero Tiziana alla morte; stiamo parlando di Michela Deriu, 22 anni originaria di Porto Torres (in provincia di Sassari) che non è riuscita più a reggere la pressione dopo l’ennesimo ricatto, da parte di tre amici della vittima, della diffusioni di vari filmati hot.

Questi due casi, vergognosi e allucinanti devono farci riflettere su un aspetto molto delicato ovvero quanto il mondo di internet, dei social network può essere spietato e diventare talmente ingombrante, verso le persone esposte, tanto da schiacciarle psicologicamente. Questi due avvenimenti, quindi, ci fanno riflettere su quanto sia importante il cosiddetto diritto all’oblio, ovvero la possibilità che i nostri dati, video, immagini possano essere cancellati definitivamente dai motori di ricerca e dalle reti social qualcosa che ci appartiene.

La questione è sicuramente delicata e i casi sempre più frequenti di ricatti e illeciti, hanno portato la Corte di Giustizia dell’Unione Europea a permettere ai cittadini (dal maggio 2014), finalmente, di poter chiedere a Google (il maggior motore di ricerca utilizzato al mondo) di eliminare tutti contenuti riguardanti la nostra persona, che non sono ritenuti rilevanti.

Purtroppo, nonostante siano passati più di tre anni, non c’è ancora un quadro chiaro del diritto all’oblio, perché bisogna capire esattamente quando un contenuto non è più rilevante e stabilire il momento in cui questo perde la funzione essenziale.

Tralasciando tutta una serie di diatribe, tra i vari paesi dell’Unione Europea, che ribattono e rimandano pronunciazioni al riguardo alla Corte Europea, è giusto soffermarci sul nostro paese, proprio in virtù di questi due suicidi grazie anche all’evento, dell’aprile del 2014, avvenuto in Spagna che ha posto l’accento sul diritto all’oblio.

Se dal maggio 2014 la Corte Europea ha permesso di poter richiedere la cancellazione dei contenuti personali sul web a Google, è perché un mese prima, in Spagna, un certo Mario Costeja Gonzalez riuscì ad ottenere, dalla Corte di Giustizia Europea, che Google (versione spagnola) cancellasse delle informazioni circa il suo passato economico (quando fu costretto a mettere all’asta alcuni suoi beni per reperire disponibilità liquide) in quanto vari link, una volta inserito il suo nome nel motore di ricerca, portava ad articoli inerenti a questa vicenda; la sentenza diede ragione, un po’ a sorpresa, a Gonzalez e da quel momento il diritto all’oblio è diventato assolutamente legittimo per tutti i cittadini europei.

Da luglio 2014 Google ha modificato le misure adottate sulle ricerche, in modo da ridurre al minimo i rischi di diffusione dati.

Tornando in Italia, però, vediamo ancora oggi che non si riesce a fermare questa diffusione rapida di contenuti personali; basti pensare che il video hard di Tiziana Cantone è ancora oggi presente, seppur in quantità minima, su alcuni siti web, nonostante la richiesta formale, da parte della famiglia della ragazza, di far eliminare una qualunque traccia.

La domanda da porsi allora è? Come si può avere la certezza che ciò che viene eliminato, su richiesta, sia realmente debellato da motori di ricerca e reti social? La risposta non è semplice; infatti sembra che oltre il tempo (quindi la cessazione di rilevanza del contenuto in questione) bisogna considerare anche l’attualità dell’oggetto e il ruolo che ha all’interno della comunità la persona che richiede l’eliminazione (questo quanto detto dal Garante della Privacy qualche mese fa).

Il nuovo regolamento sulla privacy (Gdpr), in merito alla questione del diritto all’oblio, ha sviluppato il concetto della Corte del 2014 definendolo diritto alla cancellazione; sostanzialmente si conferma il diritto alla cancellazione di contenuti richiesti, in modo tale da non essere presenti nell’indicizzazione sui motori di ricerca, specificando, però, che questo diritto non è assoluto ma presenta un limite legato alla libertà di stampa e di cronaca (vale a dire che se il contenuto non tratta temi strettamente personali che possono ledere la propria dignità o che vadano a toccare l’illecito, può non essere eliminato).

Inoltre, passaggio da sottolineare, la richiesta di cancellazione deve riguardare un contenuto che sia legato, nel momento in cui si va a fare una ricerca su Google, al nome e al cognome dell’interessato (come nel caso di Tiziana Cantone).

Per chi volesse eliminare un contenuto, quindi, che ritiene abbia i requisiti fondamentali affinché sia applicato il diritto all’oblio, si potrà compilare il modulo di richiesta al seguente link: https://www.google.com/webmasters, dove nella sezione assistenza sarà possibile richiedere la rimozione di quel video, immagine o articolo che possa risultare compromettente per la propria persona.

E’ importante, quindi, che non ci siano più casi come quello di Tiziana Cantone o Michela Deriu, perché la vita non può essere spezzata dal mondo virtuale.

Avatar
Giornalista napoletano freelance. Laureato in Progettazione e gestione dei sistemi turistici. Passione per il giornalismo messa in pratica prima con una breve collaborazione con la testata Napolitan (maggio-giugno 2015) e poi con quella da giugno 2015 a gennaio 2016 con la testata Corretta Informazione .Tra le altre passioni c'è quella per il calcio in generale, la McLaren e per tutto il circus della Formula 1 e i Funko Pop