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Diritto di accesso agli atti: quali sono gli obblighi delle PA

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Tra le novità introdotte dal GDPR c’è l’espressa previsione del diritto dell’interessato di accedere ai dati in possesso del Titolare del trattamento

Tra le novità introdotte dal GDPR c’è l’espressa previsione del diritto dell’interessato di accedere e conoscere i dati personali in possesso del Titolare del trattamento. Come si estrinseca questo diritto? In che modo può essere esercitato?

Il Regolamento europeo sulla privacy nasce dall’esigenza di modernizzare le norme comunitarie in materia di protezione dei dati personali rendendole, così, idonee a proteggere i diritti fondamentali dell’individuo nell’ambito delle sfide economiche e sociali dell’era digitale. Il GDPR oltre ad assurgere il diritto alla privacy tra i diritti fondamentali dell’individuo ha anche imposto ai Titolari del trattamento una serie di obblighi allo scopo di fornire un’adeguata protezione in tutte le fasi del trattamento. Tra questi troviamo il diritto di accesso agli atti.

Cosa si intende per diritto di accesso?

Il diritto di accesso ai dati personali rappresenta uno dei pilastri del GDPR. Sancito espressamente dall’articolo 15 del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, questo diritto conferisce all’interessato il potere di chiedere ed ottenere di essere informato sui dati in possesso del Titolare ed oggetto del trattamento.

In altre parole, i Titolari del trattamento su richiesta degli interessati dovranno fornire in modo chiaro ed intellegibile copia dei dati personali oggetto del trattamento. Al diritto di accesso sono collegati altri due importantissimi principi quello del diritto di rettifica ed il diritto alla cancellazione, rispettivamente disciplinati dagli artt. 16 e 17 del GDPR.

L’interessato esercitando un controllo sui dati in possesso del Titolare può costatarne la correttezza, l’adeguatezza e la loro pertinenza (nel rispetto del principio di minimizzazione) al raggiungimento dello scopo per il quale sono stati raccolti. Qualora uno dei suindicati requisiti non fosse rispettato l’interessato potrebbe chiederne la rettifica o addirittura la cancellazione.

Come si rapportano le PA alle norme sancite dal GDPR?

Le Pubbliche Amministrazioni (PA) si trovano a dover contemperare due contrapposte esigenze: la tutela della riservatezza dei dati personali e quello di trasparenza a cui è tenuta la PA. Con il Decreto legislativo n. 97/2016 “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di Prevenzione della Corruzione Pubblicità e Trasparenza” gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione si sono fatti più pressanti. Tant’è che il d.l. n. 97/2016 al fine di garantire il rispetto dei suddetti principi ha introdotto una nuovo strumento, il c.d “accesso civico generalizzato”.

Questa forma di accesso consente a chiunque di presentare l’istanza di accesso civico generalizzato senza necessità di fornire motivazioni e di accedere a tutti i dati e ai documenti posseduti dalle pubbliche amministrazioni. Inoltre, tale accesso è esteso anche ai dati per i quali non sussiste uno specifico obbligo di pubblicazione.

Per preservare il diritto alla riservatezza degli individui sono previste alcune limitazioni. Il legislatore ha imposto il divieto di divulgazione di dati particolarmente sensibili qualora non fosse possibile limitarne l’accesso. Sono coperti da tale divieto: i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale di un individuo; i dati identificativi relativi ai beneficiari di aiuti economici nonché quelli giudiziari e biometrici.