Manca la bussola per orientarsi in questa emergenza
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A spasso nel caos, un’ora d’aria nella confusione totale. L’emergenza continua ma manca la bussola per orientarsi

Ho sempre ritenuto vi fosse una differenza tra cronista ed osservatore. Il cronista è l’autore di un elaborato, attinente alla realtà di fatti e cose; un osservatore è uno spettatore – possibilmente equidistante – che rappresenta uno scenario, una criticità, una quantità di temi.

Generalmente, al cronista si riconosce la tempestività della narrazione, la puntualità degli eventi cui assiste, la responsabilità della veridicità.

Dell’osservatore, invece, dovrebbe essere prerogativa cogliere, comprendere e, possibilmente, tradurre lo stato dell’arte in futuri scenari, ben consapevole della delicatezza di quanto elabora e, quindi, trasmette.

Tale opera – dell’osservatore appunto – poteva dare una qualche soddisfazione, nel caso di previsioni “azzeccate” a quanto si sarebbe verificato; oppure, in caso contrario, fare tesoro dell’errata visione, per una revisione di quanto esplicato.

Oggi questo “sfizio” si è annullato; tutto è diventato semplice come rubare le caramelle ad un innocente.

Non si fa a tempo ad analizzare uno scenario, e a presumerne il futuro sviluppo, che tutto si realizza.

Non si riesce a esplicare un punto di vista su quanto accade, esprimendo una previsione, ed ecco che si concretizza il timore preannunciato.

Forse qualcuno, o anche più di qualcuno, deve fare pace con se stesso.

Quando ci sono emergenze, la strategia bellica sventola vessilli, ma la sicurezza resta la sola pulsazione tranquillizzante.

Siamo tutti naufraghi

Tensioni sociali in agguato, quando si capirà che nulla potrà essere come prima?  Irruzione sulla scena di cosche del malaffare? Irrigidimento dell’economia oltre ogni previsione? Impossibilità di ripresa di aziende, ormai senza nessuna certezza, e di persone senza più speranze.

Per essere adeguati agli attacchi è necessario essere consapevoli della difesa, è una vecchia massima utilizzata in strategia di guerra.

Bisogna gestire la situazioni senza portarsi dietro veleni; è indispensabile una coesione oltre ogni confine, territoriale e dibattimentale.

Quando imperano gli allarmi, è essenziale presiedere i ripari. Noi tutti non vediamo l’ora di sostituire un briciolo di sicurezza con un granello di felicità; un attimo di rilassamento in cambio di un lievissimo abbassamento della guardia. E’ normale, è comprensibile, è lecito.

Diventa, purtroppo, assai problematico da comprendere quando, in determinati frangenti, si mette mano ad un “rilassamento” inspiegabile.

Talmente oscuro, da far dubitare sulla reale portata benefica della “pensata”; siamo naufraghi, in procinto di raggiungere una deriva, avendola confusa con una riva sicura.

Cosa fare? Il buonsenso sembra smarrito e se “piscis a capite putet”, siamo davvero messi male.

Miopia? Pressappochismo? Superficialità? In effetti davanti alle osservazioni dei teutonici, sospettosi che gli “eurobond” siano una scappatoia, meditata dai politici italiani, per ampliare il consenso elettorale, non sembra ci siano prese di posizioni decise.

Quali potrebbero essere le sicurezze da incutere nel popolo, ormai simile ad una matita cui, continuamente, si tempera la punta?

Tra documenti “liberatori” e valutazioni “contraddittorie”

Una boccata d’aria, di un’ora, per i minori in compagnia di un solo genitore in prossimità delle proprie abitazioni. “Cum grano salis”, tutto potrebbe essere possibile, ma è questo il momento di provarne la veridicità? In verità, ma è solo una mia opinione, mi sembra già di vederli.

Minori a spasso, in compagnia di un solo genitore – presumibilmente a turno, dal momento che non si è compreso come può essere “cronometrata” l’ora d’aria – impegnati in passeggiate, mentre gli stessi genitori potrebbero essersi messi d’accordo per le vie brevi e, quindi, approfittare per scambiare – anche ammesso a distanza di sicurezza – quattro chiacchiere.

E di eventuali passeggini e carrozzine, in giro a cura di mamme che, finalmente, possono anche salutarsi dopo la forzata detenzione… vogliamo parlarne?

Purché in prossimità della propria abitazione”, dispone la circolare del Ministero dell’Interno. Era proprio necessario “accendere” un’altra sorgente di polemica Istituzionale? Quale disposizione impera? Quella dello Stato o quella della Regione che rivendica la tutela sanitaria ad esclusiva, propria, competenza?

Le precisazioni sono, in verità, assai labili. Lombardia e Campania si sono già espresse: è una follia.

Le casse nostrane sono esangui, l’Europa sembra non sopportarci e il disorientamento aumenta.

La psicologia di massa è, ormai, assai prossima all’esaurimento della comprensione delle scelte.

Lucia De Martino