Dopo il minestrone “a cubetti”, arriva la bistecca “a cartucce”
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Bistecca vegana creata con la stampante 3D, nuove consistenze per i pasti vegan

La Startup Spagnola di Giuseppe Scionti, ingegnere biomedico italiano, ha l’obiettivo di creare bistecche vegetali grazie a stampanti 3D utilizzando materiale plant-based.

La stampa 3D trova ogni giorno nuove applicazioni pratiche

Dagli albori ad oggi, l’industria della stampa 3D ha subito una crescita smisurata, arrivando ad un valore di 7,3 miliardi di dollari.

Oggi la stampante 3D è talmente versatile da poter essere utilizzata anche per produrre cibo, e vien da pensare che l’idea di Scionti sia nata guardando il film di animazione “PIOVONO POLPETTE”. In un prossimo futuro, in casa ci saranno elettrodomestici che produrranno cibo grazie a polveri alimentari, un po’ come in un altro cartoon, “I Jetsons”.

Gli alimenti saranno prodotti in maniera personalizzata in base alle esigenze del consumatore. In questa modalità chiunque sarebbe in grado di “costruire” gli alimenti utilizzando apposite cartucce contenenti i diversi fattori alimentari.

Cibo “su misura”  

“Abbiamo creato una piattaforma che utilizza la stampa 3D per creare microstrutture alimentari che consentano di personalizzare la consistenza del cibo e l’assorbimento del corpo a livello personale“, così ha esordito Jin-Kyu Rhee, professore alla Ewha Womans University in Corea del Sud durante la conferenza dell’American Society di Biochimica e Biologia Molecolare 2018 tenutasi a San Diego il 21 e 22 dicembre. La sua dichiarazione è esattamente in linea con la costruzione di alimenti a partire dai costituenti di base.

L’utilizzo di stampanti 3D per produrre cibo potrebbe quindi ridurre gli sprechi ed i costi del trasporto alimentare. Un tema molto caro sia agli ambientalisti che all’intero mondo Vegan è la riduzione del consumo di carne, a causa dell’enorme consumo di risorse per chilo di prodotto ottenuto. In pratica ogni fettina che arriva sulla nostra tavola provoca più danni di un motore diesel.

Da qui nasce l’illuminazione: unire la ricerca per la creazione di alimenti “stampati” con quella di sostituti della carne.

Scionti e la NovaMeat

A tal proposito, Giuseppe Scionti, grazie alla sua startup NovaMeat, ha creato nel 2017 la prima bistecca vegetale ottenuta grazie ad una stampante 3D e cartucce plant-based. Creare alimenti sostitutivi a quelli animali, soprattutto nutrienti e sostenibili per l’ambiente era lo scopo dell’ingegnere italiano.

Le cartucce utilizzano alghe, riso e piselli combinati in quantità differenti. Le fibre e le proteine vegetali, grazie alla tecnica utilizzata, si organizzano in una struttura simil fibra muscolare, ricreando la consistenza fibrosa tipica della carne. Utilizzando la stampante 3D Scionti è riuscito a ricreare l’aspetto, le proprietà nutrizionali e la consistenza fibrosa di una bistecca, diversa quindi da quella di una polpetta o una crocchetta tipica dei surrogati della carne.

L’impiego di materiali locali evita l’utilizzo di alimenti importati, come quinoa e avocado, che aumenterebbero l’impatto dannoso sull’ambiente.

La tecnologia richiede 30 minuti per produrre una bistecca da 100 grammi, del costo di circa 3$. La NovaMeat non è ancora riuscita a ricreare il sapore della carne, avviando quindi una collaborazione con alcuni chef per raggiungere l’obiettivo.