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C’è privacy e privacy, nell’era delle social-vite. Quella di chi esercita il sacrosanto diritto a mantenere protetta la propria vita privata, quella di chi cerca di tutelare i propri dati sensibili dagli agguati che la tecnologia ci tende ogni momento, persino quella di chi, nel mondo dello star system, mette sulle proprie tracce giornalisti e paparazzi di ogni genere, fingendo di farsi sorprendere in questo o quel locale, con questa o quella compagnia, perché si sa: “bene o male, purché si parli di me”.

Ancora, c’è chi tende a nascondersi perché fa qualcosa di male, ma anche chi lo fa perché non gli interessa farsi pubblicità, anche se sta mettendo in atto azioni più che dignitose. È una pratica, questa, che riesce piuttosto bene al centravanti belga del Napoli, Dries Mertens, uno che da anni, da quando mister Sarri lo ha lanciato nel ruolo di prima punta, riempie di gioia le domeniche dei tifosi azzurri, mettendo a segno gol su gol, spesso attraverso giocate così magiche da stropicciarsi gli occhi per l’incredulità.

Beh, da qualche tempo, non è solo sul rettangolo di gioco che Mertens si dimostra un tipo da “buone azioni”. E non facilissimo è stato scovarlo, perché il numero 14 azzurro è solito farlo semi-mascherato, o comunque coperto da cappellino di lana e occhiali scuri, in modo da non farsi riconoscere? Il perché? Probabilmente il desiderio di non farsi pubblicità su qualcosa che ritiene normale, anche se per molti non lo è.

Ma Mertens è Mertens, anche con maglione a collo alto e occhiali scuri, e così, più volte, negli ultimi mesi l’attaccante azzurro è stato riconosciuto nella zona della stazione centrale del capoluogo partenopeo, mentre portava generi di prima necessità ai senzatetto che dormono all’aperto a piazza Garibaldi. Un pasto caldo, coperte, persino decine di tranci di pizza, come riporta in questi giorni il Corriere della Sera: piccoli gesti che certo non risolvono tutti gli enormi problemi e non rimetteranno a posto le vite dei tantissimi clochard che vivono per le strade della città; ma gesti che, al di là del supporto materiale, hanno anche una valenza simbolica importante, in quanto dimostrazione di calore umano e vicinanza, una pratica che può aiutare sempre chi è in difficoltà, regalando un sorriso.

Una cosa che a Mertens riesce benissimo da anni sul prato del San Paolo, in quel caso senza cappellino e occhiali scuri.