In caso di incidente come dovrebbe comportarsi una macchina a guida autonoma? Gli ingegneri del MIT hanno pubblicato i risultati di una ricerca sullo standard etico per le auto del futuro. I risultati sono a dir poco sconvolgenti
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In caso di incidente come dovrebbe comportarsi una macchina a guida autonoma? Gli ingegneri del MIT hanno pubblicato i risultati di una ricerca sullo standard etico per le auto del futuro. I risultati sono a dir poco sconvolgenti

I dilemmi etici legati alla tecnologia, al giorno d’oggi, si fanno sempre più forti. Lo sviluppo tecnologico degli ultimi anni si avvicina molto a quello immaginato da Isaac Asimov nei suoi romanzi fantascientifici. Il problema è diventato sempre più attuale in relazione allo sviluppo delle cosiddette driverless, cioè le macchine a guida autonoma, i cui computer potrebbero trovarsi a dover compiere scelte di guida in situazioni che implicano difficili dilemmi etici. Proprio come prospettato dallo scrittore, gli scienziati credono che sia necessario fornire alle macchine una specie di coscienza (le famose tre leggi della robotica). In altre parole, gli studiosi considerano doveroso insegnare alle macchine cosa l’essere umano ritenga eticamente accettabile.

Il dilemma etico

Per risolvere il dilemma i ricercatori del Massachussets Institute of Tecnology (MIT) hanno messo appunto un test chiamato Moral Machine, per determinare quali siano gli standard etici richiesti ad una macchina a guida autonoma. Ad esso hanno partecipato quasi 40 milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo. La prova è ispirata ad un famoso esperimento di filosofia etica, il cosiddetto “dilemma del carrello”.

I risultati del test

I risultati dell’esperimento, iniziato nel 2016, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature. Lo studio, condotto dai ricercatori del MIT, ha lo scopo di identificare, in caso di incidente imminente, quali siano i principi morali che le driverless dovrebbero seguire. I risultati ottenuti hanno lasciato gli studiosi sgomenti. Lo studio, infatti, ha messo in risalto che l’etica personale è fortemente influenzata dalla cultura, dall’economia e dal modo di vivere. Ci sono dei principi generalmente condivisi ma sussistono anche numerose differenze. Ad esempio è emerso che a livello globale si preferisce salvare gli umani rispetto agli animali, salvare un gruppo più numeroso rispetto ad uno più esiguo, salvare i giovani rispetto agli anziani, le donne rispetto agli uomini e chi rispetta la legge al posto di chi non lo fa.

Un dato, invece, che ha scioccato gli scienziati, invece, riguarda lo status sociale delle persone coinvolte nell’incidente. Molti soggetti che hanno partecipato al test preferivano salvare la vita delle persone con status sociale più alto. Quest’ultimo risultato è stato registrato prevalentemente nei partecipanti provenienti da aree geografiche dove sono radicate società con sistemi diseguali. Diverse, invece, sono state le risposte dei soggetti che vivono in Paesi come Cina e Giappone. La cultura asiatica ha un grandissimo rispetto per le persone anziane e, proprio per questa ragione, molti soggetti provenienti dai quei paesi hanno preferito salvare queste ultime rispetto a quelle giovani.

Il dato più inquietante, infine, rilevato dagli scienziati è legato all’aspetto fisico: molti dei partecipanti durante la simulazione hanno preferito salvare la vita delle persone in forma rispetto a quella delle persone in sovrappeso.  Quanto emerso dalla ricerca è importantissimo. Secondo uno degli autori, Azim Shariff, nel campo dell’etica applicata alla tecnologia non si può tener conto solo del parere dei cosiddetti esperti in materia. Ovviamente tutti i dati dovranno comunque essere rielaborati per fissare degli standard comuni, magari prevedendo piccole diversità a seconda della zona geografica in cui l’auto verrà commercializzata.

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Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.