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Erano i tempi della squadra che “TREMARE IL MONDO FA”; la formazione – che i ragazzi del tempo conoscevano a memoria –  iniziava con Sarti, Burgnich, Facchetti…e terminava con Suarez e Corso.

Il Presidente, Angelo Moratti, ne era un convinto estimatore e Pelé aveva dichiarato che lo avrebbe voluto al suo fianco, nel galattico Brasile dell’epoca.
Mario Corso, Mariolino per gli amici, dotato di tecnica sopraffina, caracollava per il campo con quella sua andatura dalle movenze quasi impercettibili, ma di classe eccelsa. Calzettoni perennemente rivoltati sulle caviglie (allora si poteva) aveva inventato la “Foglia morta”.

Un calcio di punizione, dalla mattonella nei pressi del limite dell’area – con il pallone leggermente spostato verso il palo di sinistra della porta avversaria – era diventato un velenoso colpo, cui difficilmente i portieri avversari potevano porre rimedio. Mancino naturale, dopo una breve rincorsa, imprimeva alla sfera una traiettoria tale da farla impennare, superare la barriera e, quindi, scendere – di colpo e quasi delicatamente – nell’angolino del palo indicato.

Con l’Inter dell’epoca, nonostante uno scarso affiatamento con Helenio Herrera – ogni anno ne chiedeva la cessione ed ogni anno, puntualmente, Moratti rifiutava di accondiscendere – ha vinto di tutto; scudetti, coppe dei campioni ed intercontinentali.

Terminò la carriera nelle fila del Genoa e, da allenatore, è passato anche da Napoli, guidandone la primavera dal 1978 al 1982.
Avrebbe compiuto 79 ad agosto.