Emanuele Calaiò si ritira, addio al primo eroe del nuovo Napoli
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L’ex-attaccante del Napoli ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato: fu uno dei principali artefici della doppia promozione

Il Napoli di Aurelio De Laurentiis può, dopo ben quindi anni di attività, fregiarsi di una ben nutrita lista di campioni in erba e già affermati passati sul prato del San Paolo: da Cavani a Higuain, passando per Lavezzi, Quagliarella, Mertens, Callejon, Reina e, ovviamente, lo storico capitano Marek Hamsik. Chi per primo conquistò i cuori dei tifosi del nuovo ciclo azzurro fu, però, l’arciere Emanuele Calaiò.

Dalla C alla massima serie

L’attaccante palermitano fu il primo vero squillo di tromba del club che all’epoca militava in Serie C1: arrivato durante il mercato di gennaio, che per ironia della sorte è poi diventato negli anni successivi teatro di campagne poco soddisfacenti e cocenti delusioni, l’allora nuovo bomber azzurro fece subito capire ai tifosi partenopei di che pasta fosse fatto.

Sei reti nella seconda metà del primo campionato di C1 disputato in maglia azzurra, seguite da ben diciotto realizzazioni nella sua prima stagione interamente giocata nel club di De Laurentiis. Era la squadra di Belardi, Giubilato, Grava, Ignoffo, Abate, Fontana, Montervino e dell’eterno Roberto ‘Pampa’ Sosa, quella che dopo la brutta delusione ai playoff del 2005 riuscì, l’anno successivo, a centrare finalmente la promozione in B trascinata proprio dai gol del suo nuovo bomber.

Calaiò fu poi protagonista anche nell’ultimo campionato di serie cadetta disputato dagli azzurri: quattordici le sue realizzazioni, tra colpi di testa e calci di rigore, quasi tutte pesantissime e tutte seguite dall’immancabile freccia scoccata in direzione del pubblico del San Paolo. Un idillio che portò all’immediata promozione in Serie A, a braccetto con Genoa e Juventus.

Le delusioni cominciarono proprio durante il primo anno di permanenza del Napoli nella massima serie: le cose cominciarono a cambiare nelle gerarchie di Edy Reya, con il mister che prese a preferire al suo storico attaccante i nuovi arrivati Lavezzi e Zalayeta. Due sole realizzazioni per Calaiò durante la stagione 2007/2008, entrambe nella stessa partita con il Livorno: qualcuno sperò fosse il riaccendersi della magia, in realtà non fu altro che il canto del cigno.

Siena e Genoa, il Calaiò avversario

L’inevitabile addio arrivò quindi con la cessione al Siena, squadra nella quale Calaiò trovò un nuovo equilibrio che durò ben cinque stagioni e quarantasei realizzazioni complessive, prima del momentaneo ritorno proprio all’ombra del Vesuvio: all’ultimo Napoli di Walter Mazzarri serviva un subalterno efficace e di sicuro affidamento, e chi meglio di uno che la piazza la conosceva come le sue tasche?

La nuova esperienza azzurra durò però soltanto una metà di stagione, prima del passaggio ai cugini genoani: proprio con la maglia rossoblù l’arciere diede un dispiacere ai suoi ex-tifosi, realizzando al San Paolo una meravigliosa punizione dai trenta metri. Per rispetto e sincero dispiacere, non esultò.

Da lì in poi il girovagare tra Catania, Spezia, Parma e Salernitana fino al ritiro annunciato oggi, giorno in cui viene ammainata la bandiera del primo, grande amore calcistico del Napoli di Aurelio De Laurentiis. Perché nonostante i Cavani, gli Higuain, i Milik e i Mertens nessun tifoso dimenticherà mai i giorni in cui, il sabato pomeriggio, veder scoccare quella freccia era immancabile rituale.