L’energia dell’Islanda impiegata per i bitcoin: la nazione rischia il buio totale

94
bitcoin

È l’argomento più chiacchierato degli ultimi mesi. Passati in breve tempo da una crescita del proprio valore economico ad un terribile crollo; i bitcoin, le criptovalute inventate nel 2009 da Satoshi Nakamoto, si stanno letteralmente diffondendo in tutto il mondo. Nel nord dell’Europa, però, c’è una nazione che rischia di subire forti conseguenze a causa dello sviluppo dei bitcoin: l’Islanda.

Il piccolo paese, famoso per lo spettacolare panorama naturale che offre (dai vulcani alle aurore boreali), potrebbe restare completamente al buio a causa dei bitcoin. Molti si chiederanno dove sia la connessione tra l’energia elettrica e le criptomonete e, in risposta a questa domanda, è già intervenuta la HS Orka, azienda islandese del comparto energetico che ha avvisato tutta la popolazione nazionale (circa 340 mila abitanti) del perché di questo rischio.

Pare che molte ditte presenti sul territorio abbiano deciso di coniare i bitcoin grazie a dei supercomputer che, però, per svolgere questa funzione consumano una quantità di energia molto elevata tale da non permettere una diffusione omogenea in tutto il paese. Johan Snorri Sigurbergsson, portavoce di HS Orka, parla di rischio esponenziale considerando che l’Islanda produce il proprio fabbisogno energetico grazie alle fonti naturali rinnovabili (per una copertura del 100%) e non può permettersi di vedere tale rischio materializzarsi.

Il problema sorge dai gigawatt-ore consumati da questi supercomputer che arrivano a quota 840 mentre una famiglia media in Islanda ne consuma soltanto 700. La nazione, quindi, pare decisa ad applicare severe direttive verso le aziende che intendono installare i supercomputer per le transazioni in bitcoin obbligando quest’ultime a valutare, con anticipo, l’impatto energetico che l’Islanda è in grado di tollerare per permettere una distribuzione omogenea a tutti gli abitanti.

A spuntarla, di conseguenza, saranno le imprese che avranno un progetto a lungo termine per i bitcoin nonostante stiano piovendo critiche, da parte di alcuni partiti politici, circa il valore che queste criptomonete potranno avere per l’economia islandese. Il dubbio, infatti, è che non solo si possa detrarre energia alla nazione ma che questa sia impiegata per attività che, a lungo andare, possano risultare superflue e svantaggiose.

Il rischio, ad oggi, c’è e il timore di un’Islanda al buio, qualora non s’intervenga duramente, pare possa essere una pericolosa realtà.