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Preoccupanti derive

Ci sono i libri e ci sono i libercoli.
Nei primi, prevalgono qualità di scrittura, verità riscontrate nella genuinità di fatti, cose e avvenimenti, assunzioni di responsabilità – dal punto di vista dell’azione espletata – narrazioni di realtà, desunte da storia e cultura.
Nei libercoli, invece, sono  totalmente assenti  assunti di correttezza e di lealtà che, in effetti, dovrebbero  essere sotto gli occhi di tutti.

Se, inoltre,  dobbiamo sorbire il succo delle “botte e risposte” e delle “farneticanti” visioni dei fatti, allora la situazione diventa, davvero, insostenibile.
Del perché il Paese non riparte, pare che nessuno se ne sia chiesto il motivo,  ma, se solo per un attimo fosse possibile un minimo di decoro intellettuale, potrebbero rendersi conto come, ormai,  è tutto un continuo insulto all’intelligenza dei cittadini.

“Un briciolo di cultura è l’abc dell’esperienza”. Questo  mi viene alla mente quando, al mattino, leggo le notizie di agenzia e scorro i quotidiani.
Apprendo, o almeno così mi pare, di parti lese, quando ci sono intere Comunità offese; capisco  di smanie da protagonismo, ma percepisco Istituzioni oltraggiate, nella più elementare sinossi di accadimenti e proponimenti.

Dall’immunità di gregge alla parità di branco

In un recente, tragico, passato – inizio dell’attuale e perpetrante crisi – ci è stato spiegato come aumentando il numero di immuni si possa ridurre il contagio.
E’ evidente, traslando il discorso, come deve anche essere possibile che aumentando le cognizioni della base – circa le illusioni dispensate – sia altrettanto plausibile una diminuzione di creduloneria.

Non deve essere indispensabile il fraintendimento, è sufficiente considerare le alternative di efficienza, sulla base di quanto è stato realizzato.
Non siamo un branco di pecore, le tesi inoculateci possono, anzi devono, essere confutate dalla realtà del vissuto.
E, indubbiamente, tale stessa realtà non appartiene alla ciarlataneria, ma alla attenta e peculiare analisi di fatti e cose.

Tra pusillanimità e infondatezza

La differenza, tra un atteggiamento vile ed un’espressione inconsistenze, è assai labile; passa quasi inosservata, dal momento che la perdita di speranza si è impadronita del Popolo.
La parte offesa, quella vilipesa e oltraggiate, se proprio si vuole essere adeguati alla contezza degli avvenimenti, è il Paese.

La superficialità è straripante, in ogni campo ed in qualunque settore. Sotto tutti i punti di vista. Nessuna sembra badare come ad una pietra scagliata, ad una sciocchezza promulgata, ad un’opportunità taciuta, non vi è nessun rimedio.
Non bisogna, ad ogni costo, essere monaci tibetani per comprenderlo.

Il risveglio deve portarci a disintossicarci; siamo diventati – o più verosimilmente ci hanno indotto ad esserlo – tossicodipendenti politici.
Impariamo, quanto prima, a essere avulsi dal contesto che ci somministrano, altrimenti non saremo più in grado di uscirne.
Le propagande continuano, i proclami si moltiplicano, le promesse si perpetrano, ma restiamo come stiamo.

Tutto uguale; anzi, tendente al peggio.

Auguri a noi.