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Tra propaganda e realtà

E’ innegabile che da un clima di sfiducia è scaturito l’esito, su cui oggi poggiano le fondamenta del Paese.
Era necessario affrontare le varie problematiche in maniera da alleviare almeno, se non risolverle, le problematiche che attanagliano la nostra società.
Corruttela, emersione del sommerso, le lacunose situazioni economiche, sistemazione e stabilizzazione dei flussi migratori: questi le sentite esigenze e gli obiettivi da perseguire.
Invece, purtroppo, siamo ancora alla campagna elettorale. Senza soluzione di continuità.
E’ imminente la chiamata alle urne per Regionali e Amministrative, nei rispettivi territori interessati.
Certezze poche, dubbi in espansione e, soprattutto, continui toni alti, senza rispetto e senza alcuna cognizione degli argomenti trattati.
Ogni mattina siamo pervasi dalla curiosità di sapere con chi si dovrà bisticciare. Forse, se dovessero mancare gli antagonisti di giornata, finirà che si guarderanno allo specchio e litigheranno  con se stessi.
Qui non si parla in senso oggettivo, ma solo ed esclusivamente per autoreferenzialità. Il fine è solo quello di essere protagonisti, senza cognizioni, assolutamente a digiuno di competenze e, come se tutto il resto non bastasse, denigrando, deridendo e sbeffeggiando.
Le realtà sono altre e ben più preoccupanti, continuiamo a perdere terreno senza renderci conto che la strada maestra si sta smarrendo definitivamente, il senno di coloro che guidano appare assai offuscato e le risposte ai problemi si mostrano come pubblicità permanenti.
Ci si continua a basare sulle promesse elettorali che hanno partorito quanto viviamo.

L’origine del disinteresse

Appare evidente che, negli ultimi tempi, la democrazia sta attraversando un periodo critico. Pur essendo diventata la forma di governo più diffusa, è palpabile la perplessità, in contesti sempre più soggetti ad elezioni inefficienti – con una buona dose di azioni di corruttela – perché le incapacità espresse hanno adottato politiche non favorevoli al bene comune, ma intrise di interessi personali.
estrema sintesi, seppure in apparenza la democrazia è sempre evidente, nell’effettivo è assolutamente in crisi. La crisi è percettibile sia per le limitazioni di tutela nell’espressione delle preferenze, sia per l’ormai palese decadimento dell’apparato pubblico. I partiti, le associazioni, le centralità di aggregazione hanno ultimamente denotato la totale crisi della partecipazione. La “res publica” è, in pratica, totalmente alla mercé di interessi privati totalmente scevri dalle esigenze e dalle necessità del popolo. Il processo organizzativo è, in ogni settore di attività ideologica, completamente indifeso e senza più riferimenti di strutture radicate a livello territoriale. Se si dovesse fotografare con una sola parola, si potrebbe facilmente parlare di distacco. La partecipazione è in uno stato di assoluta inconsistenza, si estrinseca in un amorfo e insignificante interesse per ciò che accade.
Ecco che l’effetto democrazia comincia ad apparire come un contenitore vuoto, senza nessuna possibilità di partecipazione. Chi decide ha un solo interesse: nascondere incapacità ed inadeguatezza all’operatività. Il risultato è la disaffezione e la sempre più crescente opinione di sfiducia nell’espressione del voto.
La democrazia non avverte alcun bisogno di protagonismo e vorrebbe, nell’insito stesso significato, concorrere soltanto a superare i ritardi che si accumulano, ogni giorno, nei confronti dei primari traguardi.

Sotto i profili economici, sociali e culturali che la politica dovrebbe disegnare per il futuro del paese e delle generazioni.
Oggi sembra che la democrazia contemporanea non promuove tutto questo e, perciò, revoca la fiducia alla politica.
Sarebbe auspicabile che in politica la meritocrazia fosse la scelta oculata dei nostri rappresentanti. Ciò richiede impegno, ma anche metodo e disponibilità di informazioni corrette. Il tema è quanto mai attuale dal momento che, spesso, le opinioni di espressione di voto sono le più disparate. Perché si è di destra o di sinistra; perché sì è ricevuta qualche promessa. La possibilità che si voti per ragione, e con ponderazione, pensando alle conseguenze, è sempre meno probabile.
E’, pertanto, evidente che oggi il contesto politico è avulso dalla luce dei valori di valorizzazione, solidarietà e partecipazione attiva, attivando l’ingiustizia sociale.

Andiamo avanti, auguri a noi.