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Il tormentone FaceApp potrebbe non essere del tutto in linea con la regolamentazione relativa ai dati personali

L’ultima moda in tema social è senza ombra di dubbio FaceApp, l’applicazione per cellulare che sta spopolando nel mondo del web. La funzione più gettonata è quella che permette di invecchiare il viso, ma è solo una delle potenzialità che consente di ottenere. E naturalmente, come per ogni tendenza che diventa virale sui social, il numero di download è salito alle stelle, arrivando quasi a 80 milioni. Post di vip, Influencer e utenti con capelli bianchi e pelle piena di rughe, stanno, giorno per giorno, inondando le home page di tutti i social media, sollevando grande ilarità e divertimento tra i follower. L’applicazione, che permette dunque di vedere come potremmo essere in futuro quando l’età sarà avanzata, nasce nel 2017 ma è diventata virale grazie alla #FaceAppChallenge. Una “gara”, dunque, versione social, per postare la propria foto e capire “Come sarai tra 30 anni?”. E nessuno sembra essersi tirato indietro.

Invecchiamento con FaceApp

Chi c’è dietro FaceApp e cosa c’è da sapere per proteggere la propria privacy

FaceApp è di proprietà dell’azienda russa Wireless Lab OOO, con sede a San Pietroburgo, ai cui vertici vi è il presidente Yaroslav Goncharov. Cosa succede quando si accede all’app? Una volta caricate le foto, queste restano su un server per un periodo di tempo anche infinito. Ciò potrebbe accadere perché la società non si cura di dichiarare per quanto tempo saranno conservate, né in quali archivi. Dunque, potrebbero potenzialmente essere ovunque, svincolate dal nostro controllo. A quanto dichiarato dall’azienda, la sede sarebbe negli Stati Uniti; se così fosse, dovrebbe valere l’accordo Privacy Shield,, ossia lo scudo USA-UE per la garanzia della privacy. Quest’ultimo ha lo scopo di tutelare la riservatezza dei dati personali dei cittadini europei in caso di trasferimento oltreoceano a scopo commerciale.

 

Privacy

Comunicazione più chiara

Le italiane Codacons e Altroconsumo, associazioni per la difesa dei diritti degli utenti e dei consumatori, hanno sollevato dubbi sul traffico di dati detenuto dall’applicazione. Tanto è vero, che le intenzioni sono quelle di presentare un esposto al Garante della Privacy affinché avvii indagini più fitte. “Leggendo il documento relativo al trattamento dei dati sorgano seri dubbi sull’utilizzo e sul rispetto della riservatezza degli utenti” – spiegano dal Codacons- “questo apparentemente innocuo tormentone estivo rischia di nascondere un traffico, potenzialmente pericoloso, di dati sensibili”. Non ci resta che scoprire come si evolverà la faccenda e se magari l’azienda riuscirà a puntare su una comunicazione più chiara e trasparente.