facebook fake news
adv

Pagare per Facebook: durante un’audizione al Senato americano, Zuckerberg non esclude che in un prossimo futuro possa esistere una versione “premium” del famoso social, in abbonamento. È una delle prime conseguenze dello scandalo Cambridge Analytica?

È quello che tutti temevamo e, forse, sta per accadere. Dover pagare per qualcosa di cui, di fatto, siamo diventati assolutamente dipendenti, e che finora abbiamo sempre avuto a portata di mano, o di click, gratuitamente.

Che Facebook sia un social network gratuito è uno dei fondamenti che ha permesso a Zuckerberg di costruire un vero e proprio impero. «È gratis e lo sarà sempre», si è affrettato a spiegare il boss della società forse al momento più famosa al mondo.

facebook privacy

Ma accanto alla versione gratuita, potrebbe nascere a breve una versione a pagamento, che cambierebbe completamente le carte in tavola e le regole del gioco.

Venti dollari per la propria privacy in Facebook

Durante l’audizione al Senato americano, Zuckerberg ha parlato di questa opzione rispondendo alle obiezioni del senatore Hatch. Dopo aver liquidato la domanda: «Facebook sarà sempre gratuito?» con un secco «Si!», ha infatti precisato che alcuni servizi potrebbero essere in futuro forniti previo pagamento di un abbonamento, così come avviene per tanti altri siti internet o social.

La dichiarazione fa seguito ad altre rilasciate da Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, che aveva spiegato in una intervista come «Facebook ha diverse soluzioni per la privacy, ma non un’opzione di rinuncia totale. Quello, per esempio, potrebbe essere un servizio da fornire a pagamento».

È chiaro che parliamo di qualcosa di molto diverso rispetto alle bufale che continuamente ci mettono in allarme, attraverso sconnessi messaggi sul nostro cellulare, riguardo un abbonamento obbligatorio da sottoscrivere a Facebook o WhatsApp, a meno che, magari, “non invierete questo messaggio a cento dei vostri contatti”.

Eppure qualcosa si sta muovendo, e le dichiarazioni dei due più importanti dirigenti dell’azienda vanno in quella direzione.

Un format già consolidato

Zuckerberg, naturalmente, si è guardato bene dall’esporsi, per evitare di creare il panico. Durante l’audizione ha infatti precisato che «una versione gratuita di Facebook esisterà sempre, dal momento che la nostra missione è quella di connettere tutto il mondo. Per poterlo fare, dobbiamo fornire un servizio accessibile a tutti».

Belle parole, certo, ma che non escludono quanto detto finora. L’ipotesi più plausibile, infatti, è che il servizio possa differenziarsi, lasciando la possibilità di una versione gratuita (per esempio con pubblicità) e un’altra a pagamento, che ci permette di evitare l’assalto di banner e ads di ogni tipo.

Si tratta di un format già consolidato e che, a dispetto di tante polemiche, ha un suo mercato, basti pensare alla “musica senza pubblicità” di Spotify.

Certo, in questo caso sarebbe un po’ diverso: pagare per fermare il flusso incontrollato dei nostri dati è un po’ come pagare per riavere indietro qualcosa che ci hanno “fregato” (anche se, nel caso di Facebook, con il nostro consenso). In alcune città del sud Italia, questa pratica viene chiamata “cavallo di ritorno”.

Sembra però che, questa volta, a farcela sotto al naso non siano stati ladri d’auto o di preziosi orologi, ma noi con le nostre stesse mani. Anzi con i nostri stessi dati.