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Il Centro anticrimine informatico della Polizia individuò l’autore del post grazie alla collaborazione di Facebook che ha dato libero accesso ai dati del responsabile.

Su Facebook fotomontaggio shock sulla Boldrini

La polizia postale individuò il responsabile del fotomontaggio che raffigurava la ex presidente della Camera Laura Boldrini (fino al 22 marzo scorso) con la testa tagliata e insanguinata. Si trattava di un 58enne della provincia di Cosenza. Gli agenti effettuarono una perquisizione nella sua abitazione, prima di portarlo in Questura per l’identificazione. Fondamentale fu l’apporto de ‘I sentinelli di Milano’, che diffusero, sulla loro pagina Facebook, l’immagine con tanto di vera e propria denuncia. “Non crediamo sia più tempo come pratica da social di cancellare il nome e il cognome di chi scrive o pubblica cose così.

Noi demmo per scontato, all’epoca, che Laura Boldrini avesse un grado di protezione tale da non rischiare nulla, perché di GC si stava riempiendo il Paese con mandanti politici fin troppo noti”. E a corredo di tutto, come specificato, il nome dell’autore del post.

Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici“. Questa la scritta che fu subito segnalata, con la stessa immagine, consentendo a Facebook di identificare immediatamente l’autore.

Su Facebook possibile risalire dagli account all’identità dei soggetti

Mostrando come il social network di Mark Zuckerberg abbia assunto un valore, forse per la prima volta da quando è stato creato, completamente diverso. E con lui anche tutti gli altri “colleghi”. Da Twitter a Instagram, passando per lo stesso Google.

Se prima venivano considerato molto più simili alle primordiali chat, in cui l’identità di una persona poteva essere nascosta da un profilo falso o creato ad arte, adesso non è più così. E le stesse fake news sono finite, soprattutto dopo lo scandalo Russiagate, sotto un grado di osservazione speciale. Non va sottovalutato, infatti, come proprio grazie a Facebook, tornando alla vicenda Boldrini, si sia potuto rintracciare il colpevole, risalendo a tutta quella serie di dati sensibili che sono nelle “mani” del social.

Ognuno di noi per effettuare una registrazione ha bisogno di inserire una fotografia, un numero di telefono e lasciare tutta una serie di tracce che anche il più “riservato” degli utenti non può riuscire a nascondere. Una sorta di privacy non privacy, che potrebbe, anzi, può, come abbiamo visto, consentire a chi ne entrasse in possesso, di rintracciarci in un istante.

Ovviamente sono tutti protetti da Facebook e dagli altri social network, con normative sulla privacy che possono lasciarci dormire sonni tranquilli, nel caso le nostre azioni restino in certi limiti. Ma, come si è poi visto, è bastato poco ai poliziotti del Cnaipic per individuare il colpevole del fotomontaggio. Così come accadrebbe per chiunque si trovi ad andare oltre quel confine tra giusto e sbagliato.

Lecito e illecito. Legale e illegale. Lo stesso che fino a qualche tempo fa qualcuno credeva non potesse appartenere alla parte virtuale della nostra vita. Ma l’esempio di cui abbiamo avuto modo di parlare, solo l’ultimo in ordine di tempo, non fa altro che dimostrarci come non sia più così. Non siamo più solo una identità virtuale. Ma questa e’ ormai definitivamente legata a quella fisica.

Stefano Popolo