Facebook crolla in borsa i vecchi social sono in crisi
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Facebook e Twitter colano a picco a Wall Street e perdono miliardi di dollari in un giorno: scopriamo cosa sta accadendo ai vecchi social

Tempi difficili per Facebook. Dopo gli scandali degli ultimi tempi, Russiangate e Cambridge Analytica in primis (approfondimenti qui, qui e qui), sembrava che il colosso di Mark Zuckerberg si fosse rapidamente ripreso e rimesso sulla strada della crescita. Nemmeno l’adozione di norme sempre più stringenti in materia di protezione dei dati personali, né l’entrata in vigore del GDPR in terra europea, erano riuscite a creare dubbi sulla capacità di tenuta della piattaforma social più popolare al mondo. I numerosi scandali avvenuti negli ultimi due anni avevano causato all’azienda di Zuckerberg un forte danno di immagine e di credibilità, ma le perdite economiche erano state rapidamente ripianate. Gli utenti di Facebook, inoltre, sono aumentati senza sosta, raggiungendo e superando quota 2,5 miliardi. Tutti i nodi sono invece venuti al pettine improvvisamente il 26 luglio, il “giovedì nero” di Facebook.

La perdita record di Facebook a Wall Street

La perdita record di Facebook a Wall Street

Il 26 luglio 2018 sarà una data impossibile da dimenticare per Zuckerberg ed il suo entourage. In un solo giorno Facebook ha registrato un crollo del 19% sul mercato azionario di Wall Street, con una perdita netta di capitalizzazione pari a 120 miliardi di dollari. Si tratta di un record assoluto nel mercato azionario statunitense: nemmeno lo scoppio della bolla finanziaria di inizio millennio, che ha dato origine alla peggiore crisi economica del secondo dopoguerra, aveva fatto registrare perdite azionarie di questa portata.

Il cosiddetto “giovedì nero” è stato preceduto di 24 ore dalla pubblicazione dell’ultima trimestrale di cassa. Gli ultimissimi dati a disposizione avevano messo in evidenza, per la prima volta nella sua storia, una crescita di Facebook inferiore alle attese. Il numero degli utenti, pur in aumento a livello globale, rimaneva sostanzialmente invariato negli Stati Uniti e faceva registrare addirittura una lieve flessione in Europa. Il crollo in borsa del giorno successivo è sembrato riflettere i dubbi degli analisti sulla capacità di tenuta del colosso di Zuckerberg nel lungo periodo. Non si è fatta attendere la prima azione legale intentata da un azionista alla società, accusata di mancata trasparenza nel rapporto con gli investitori. Nelle prossime settimane seguiremo gli sviluppi della vicenda, che potrebbe risolversi in una nuova class action.

Le motivazioni della crisi di Facebook

Ci si potrebbe chiedere come mai si sia verificato un crollo di queste dimensioni a fronte di dati comunque nel complesso positivi. La risposta è delle più semplici: Facebook ottiene la maggior parte dei suoi ricavi grazie alle inserzioni pubblicitarie negli Stati Uniti e, in subordine, in Europa. Il fatto che siano proprio questi due mercati a far registrare dati stagnanti o in lieve flessione, può aver convinto molti azionisti che la piattaforma social fosse giunta al limite della propria capacità di espansione. In molti, a questo punto, hanno reputato prudente vendere subito le proprie azioni, in previsione di un calo del loro valore nell’immediato futuro.

Gli stessi responsabili di Facebook non hanno fatto nulla per minimizzare le difficoltà dell’ultimo trimestre, mantenendo la stessa pacatezza che aveva contraddistinto l’azienda in occasione degli scandali legati alle elezioni presidenziali o delle già citate vicende del caso Cambridge Analytica. Un simile atteggiamento, se da un lato può essere collegato alla consapevolezza della solidità della società, d’altro canto potrebbe indicare una esplicita volontà di ridimensionarsi leggermente, in una fase di riorganizzazione e ridefinizione delle strategie aziendali.

Dopo Facebook arriva il crollo in borsa di Twitter

Il giorno successivo al tonfo di Facebook è toccato a Twitter subire un crollo improvviso in borsa. Anche in questo caso la perdita ha assunto proporzioni rilevanti, attestandosi addirittura al 20%.  Diverse le motivazioni: a fronte di una trimestrale di cassa che ha fatto registrare ricavi persino superiori alle attese, è invece risultato determinante che il numero degli utenti attivi sulla piattaforma sia calato di 1 milione nell’ultimo trimestre. In questo caso il calo è dovuto alla riorganizzazione che Twitter sta compiendo per adeguarsi alle nuove normative in materia di privacy e come effetto della lotta ai profili falsi e alle fake news.

I dubbi sulla tenuta di Facebook

I dubbi sulla tenuta di Facebook

Mentre Facebook e Twitter attraversano una fase interlocutoria, continuano a volare Netflix, Amazon e Google. L’appeal che queste piattaforme esercitano sull’utenza è in continuo aumento e coinvolge in pieno le nuove generazioni, mentre la capacità attrattiva dei vecchi social sui giovanissimi appare in sensibile calo. È su questo versante che Facebook e Twitter giocano la loro partita più importante: nella capacità di evolversi, intercettando le esigenze delle nuovissime generazioni.

Dalla sua, Zuckerberg sembra essere stato in grado, per l’ennesima volta, di anticipare i tempi. Il CEO di Facebook ha due potentissimi alleati, per ora poco o per nulla sfruttati nelle loro potenzialità commerciali: WhatsApp (Qui e qui alcune informazioni utili) e Instagram. Instagram (Qui e qui le ultimissime novità), in particolare, sta conoscendo negli ultimi tempi una crescita vertiginosa ed ha già raggiunto e superato quota 1 miliardo di utenti, proponendo agli iscritti un social in continua evoluzione e rinnovamento. I prossimi mesi ci diranno se si è trattato solo di una crisi di passaggio.