Grazie al New York Times si sono riaccesi i riflettori su Facebook
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A causa di un articolo pubblicato sul prestigioso New York Times l’attenzione pubblica mondiale è di nuovo puntata sul celebre social network Facebook

La testata newyorkese ha lanciato serie e circoscritte accuse nei riguardi delle alte sfere di Facebook: in particolare il potente Amministratore Delegato e Presidente Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, la Direttrice Operativa non avrebbero fatto tutto quello che avrebbero potuto e dovuto fare nei casi di Cambridge Analytica e dello spionaggio e interferenze russe.

Le accuse a Facebook

Non solo i dirigenti di Facebook sarebbero stati negligenti nell’applicare le misure di sicurezze atte ad evitare infiltrazioni informatiche rispetto ad entrambi i casi sopra citati. Il New York Times ha affermato inoltre che la società di Menlo Park ha cercato di sviare l’attenzione dei media utilizzando fake news: ad esempio contro George Soros. Il problema sarebbe nato dall’attenzione maniacale che Zuckerberg e Sandberg avrebbero avuto nella crescita della società, trascurando così altri aspetti come la sicurezza.

L’indagine

Il giornale newyorkese è riuscito a mettere insieme una mole non indifferente di informazioni grazie a circa 50 incontri che i suoi giornalisti hanno avuto con ex ed attuali dipendenti di Facebook. Dalle loro testimonianze è emersa, come vi abbiamo ricordato, una serie di notizie a dir poco allarmanti per chi ama la privacy e la sicurezza informatica e non solo.

La risposta di Facebook

La risposta della multinazionale statunitense non è, ovviamente, tardata ad arrivare. A rispondere è stato direttamente Zuckerberg che ha tenuto a precisare quanto le notizie riportate dal New York Times siano “false”, oltre a contenere “numerose imprecisioni“.

I controlli, attualmente, sono molto più rigorosi rispetto a prima e non è vero, inoltre, che i vertici dell’amministrazione fossero a conoscenza delle interferenze russe.

Probabilmente sarà soltanto con un’indagine svolta dalle competenti autorità che sapremo la verità.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.