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Ogni giorno inseriamo tantissime informazioni sui nostri profili Facebook, facciamo continuamente ricerche su Google, utilizziamo Google Maps. Ma cosa se ne fanno, ad esempio Facebook e Google di questi dati?

Dopo gli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto, o forse sarebbe più appropriato dire travolto, il colosso dei social network, Facebook, molti di noi hanno iniziato a prestare maggiore attenzione al tema della privacy 2.0. In effetti, vicende come Cambridge Analytica, hanno portato molti di noi a chiedersi quanti dei nostri dati personali siano effettivamente nelle mani delle grandi multinazionali e soprattutto dei social media quali, ad esempio, Facebook o anche lo stesso Google.

Certo è che nessuno ci obbliga ad inserire le nostre informazioni, anche quelle strettamente personali, online, ma il problema è che molti di noi non sanno realmente cosa rischiano quando lo fanno. D’altro canto, è anche vero che nel momento in cui inseriamo dei dati, diamo anche il nostro consenso informato per l’utilizzo di questi alle società.

Il problema è, però, che questo consenso informato non è poi sempre “troppo informato”. Basti pensare, molto banalmente, che ogni qual volta decidiamo di aprire un account ci vengono mostrati moltissimi TOS (Terms of Service), ovvero tutti quei documenti a cui bisogna dare il proprio consenso per poter attivare l’account stesso. Ma quanti di noi leggono attentamente tutti questi TOS e non cliccano direttamente sul pulsante “Acconsento” e basta? Purtroppo molti, se non la maggior parte. E se anche li leggessimo così attentamente i TOS riusciremmo effettivamente a capire tutte le implicazioni per le quali stiamo dando il nostro consenso? Non sempre.

Per cui, cerchiamo di capire quali sono le informazioni che noi stessi forniamo ad esempio a Facebook e Google, che sono le due società a cui ormai siamo tutti più o meno iscritti, e cerchiamo di capire che uso ne viene fatto.

Facebook

Su Facebook ognuno di noi inserisce moltissime informazioni che per adesso vengono raccolte dalla società, ma secondo quanto riportato da Mark Zuckerberg a breve il social network si occuperà maggiormente della questione privacy dei propri utenti. Ad ogni modo, attualmente, per capire cosa effettivamente Facebook sa di noi, bisogna cliccare sul tasto Impostazioni (nella parte superiore sulla destra), magari utilizzando un pc.

Quali informazioni Facebook raccoglie su di noi?

Per capire cosa Facebook sa di noi bisogna innanzitutto scaricare i dati. Le informazioni vengono raccolte in un file in cui è possibile rintracciare:

– tutti i messaggi, sia quelli ricevuti che quelli inviati

–  gli adesivi utilizzati

– le note audio

– la situazione sentimentale (con un vero e proprio storico che analizza oltre che l’attuale situazione sentimentale anche quella passata)

– se è stata autorizzata la sincronizzazione con il proprio smartphone, anche i contatti del cellulare

In effetti potrebbe sembrare, a prima vista, che le informazioni raccolte da Facebook siano poche, soprattutto se paragonate a quelle di Google, ma sono state più che sufficienti per creare un sistema di profilazione dettagliato e di alto valore economico.

Google

Google in realtà raccoglie molte più informazioni di Facebook, anche grazie all’integrazione che ha con Android e soprattutto grazie alla moltitudine dei servizi che offre. Vediamo, quindi, nel dettaglio cosa Google sa di noi.

Quali informazioni Google raccoglie su di noi?

Quando su Google da un qualunque smartphone (anche gli iPhone) si abilita la geolocalizzazione, attivando il servizio di posizionamento, Google sa dove l’utente è andato, in che modo si è spostato (in macchina, con i mezzi pubblici o a piedi) e anche per quanto tempo ci è rimasto.

Google tiene in memoria anche tutte le ricerche fatte dall’utente su qualunque dispositivo collegato al proprio account, sa quali siti web sono stati visitati, quali app utilizzate, i contenuti scaricati. A questi dati hanno accesso anche alcune applicazioni, non tutte, ma solo quelle a cui l’utente ha dato l’autorizzazione. Ma come si fa ad autorizzare un app a visionare questi dati? Molto più semplicemente di quanto si pensi, ad esempio facendo l’accesso con il proprio account Google oppure accedendo alle app dai propri dispositivi Android.

Per gli utenti che utilizzano Google Calendar è bene sapere che con questa funzione Google sa quali eventi vi interessano e avete inserito in agenda e a quali poi si è realmente andanti, combinando le informazioni anche con Google Maps.

Per gli utenti che utilizzano Google Drive è invece opportuno sapere che qualunque file è stato caricato, anche se esplicitamente eliminato, viene mantenuto da Google. Per cui se sono state caricate foto private oppure informazioni strettamente personali, queste verranno ampiamente conservate da  Google.

Anche YouTube, essendo proprietà di Google, raccoglie continuamente informazioni su di noi in base ai video che cerchiamo, a quante volte li visualizziamo e così via…

Ne va da sé che Google, quindi, raccoglie tantissime informazioni su di noi, ma è anche vero che dà la possibilità agli utenti di decidere quali dati raccogliere e quali no. In effetti, questi dati sono come una sorta di pagamento che gli utenti offrono a Google in cambio dei suoi servizi. Perché, come sappiamo, Google guadagna attraverso la vendita della pubblicità online.

Quali sono i rischi?

Innanzitutto il rischio più frequente è che questi dati, caricati dagli utenti su Facebook e Google, possano essere riutilizzati da altre applicazioni a cui l’utente non aveva dato autorizzazione. Ma il rischio maggiore è che qualcuno violi gli account e che quindi possa entrare in possesso di tutte queste informazioni ed in questo modo verrebbe a conoscenza praticamente di tutto ciò che è stato fatto negli ultimi anni di vita dall’utente.

Come proteggersi?

Fondamentale per cercare di far in modo che sia davvero difficile violare i propri profili Facebook e Google, ma anche Amazon, Apple e Microsoft, sono due azioni: innanzitutto utilizzando password diverse per ogni account e lunghe e complesse, ma anche chiedendo l’autentificazione in due fattori, che rende ancora più difficile l’accesso ai propri account privati.

Laureata in "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica", appassionata di lettura e scrittura fin dai tempi della mia infanzia: al tempo i miei temi venivano pubblicati su un giornale locale della mia cittadina, Marigliano. Crescendo sono diventata una sportiva che non si è limitata solo a praticare calcetto, ma a scrivere anche articoli: quando il presidente della mia squadra ha visto che avevo una certa bravura nello scrivere, mi ha messo in contatto con la sezione sportiva di un quotidiano campano, Metropolis al quale inviavo un articolo ogni settimana che descriveva minuziosamente la partita della squadra. La mia scrittura poi è proseguita per diletto, non per professione ed è culminata nella stesura delle 2 tesi che mi hanno dato grosse soddisfazioni, facendomi ottenere voti soddisfacenti. Forse il modo migliore che io abbia mai trovato per esprimere me stessa ed i miei pensieri, è proprio la scrittura.