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Non sembra esserci pace per Facebook, sempre più spesso nella bufera, in tempi in cui l’attenzione alle questioni legate alla privacy è altissima.

È notizia delle ultimissime ore, infatti, l’esistenza di un bug che avrebbe comportato la visibilità pubblica a miliardi di post condivisi invece privatamente dagli utenti del social.

Da privato a pubblico, basta un bug

Sarebbero ben quattordici milioni gli internauti interessati dal problema, persone che avevano scelto una modalità privata di condivisione dei post e le cui attività sono risultate invece pubbliche. È stata la stessa società americana ad ammettere l’errore, comunicando l’esistenza del bug che è riuscito a impattare lo strumento che regola la selezione dell’audience e che permette di scegliere se rendere visibili i propri post ai soli amici o a tutti gli utenti del social. Il problema si sarebbe verificato durante un arco di tempo di nove giorni, creando danni irreparabili, anche economicamente molto rilevanti, nel caso in cui gli utenti decidessero di procedere legalmente, magari attraverso una class action. Da Facebook tuttavia non perdono tempo a scusarsi, ammettendo l’errore. “Ci scusiamo con i nostri utenti per questo errore”, ha detto Erin Egan, della divisione privacy del social. “Abbiamo risolto la questione nei tempi più rapidi possibili e a partire da oggi ci metteremo in contatto con coloro che sono stati impattati, chiedendo di rivedere i post pubblicati nell’arco di tempo interessato dal bug”.

Facebook-privacy, un rapporto burrascoso

L’ammissione di responsabilità da parte degli amministratori del social si colloca nell’ambito del faticoso tentativo di riconquistare la fiducia da parte degli utenti, dopo gli eventi degli ultimi mesi. Prima lo scandalo di Cambridge Analytica e il polverone riguardante gli account violati con l’obiettivo di utilizzare dati sensibili  per influenzare le più importanti tornate elettorali mondiali; poi la scoperta degli accordi sottoscritti dal social con circa sessanta produttori di apparecchiature per la telefonia mobile, con i quali Facebook condivideva i dati dei propri utenti, in cambio dell’installazione integrata nei sistemi operativi dei cellulari della propria applicazione. In aggiunta, una lunga serie di piccoli “inconvenienti” che non sono passati inosservati, in un momento in cui l’attenzione su certe tematiche è molto forte, in virtù dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo.

Apple al contrattacco

In questo senso, c’è anche chi si muove in direzione contraria, facendo partire una vera e propria guerra contro gli accaparratori indiscreti di dati. “Tutti conosciamo i pulsanti di condivisione”, aveva dichiarato qualche tempo fa il responsabile del software Apple, Craig Federighi, parlando diprivacy durante la conferenza degli sviluppatori della società. “Bene, si scopre oggi che questi possono essere utilizzati per rintracciarti, che ci clicchi su o meno. Quindi adesso prenderemo provvedimenti”. Dopo qualche settimana Apple ha annunciato, nella nuova versione di Safari, la creazione di una finestra pop-up che chiede esplicitamente agli utenti se si ritengano disponibili a consentire a Facebook di utilizzare i cookie e i dati degli altri siti web per tracciare le attività degli utenti. Una mossa decisa, di forte impatto, e soprattutto strategicamente efficace. In una fase in cui schierarsi a difesa della privacy degli utenti diventa innanzitutto una immensa pubblicità positiva.