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La genitorialità torna indietro di 50 anni grazie al Coronavirus

Lo scenario della mamma casalinga impegnata a rassettare la casa e ad educare i figli in un clima di silenzio, perché “altrimenti papà viene disturbato nel suo lavoro, sembrava superato. Invece nel ventunesimo secolo arriva il Coronavirus e nel giro di 2 mesi le famiglie italiane vengono riportate a indossare abiti vintage.

In questo periodo le famiglie che seguo con un sostegno alla genitorialità riportano quasi tutti la stessa storia, ad esempio C. racconta < Io e mio marito abbiamo due bambini, 5 e 2 anni, da quando è iniziata la pandemia mio marito è chiuso in camera per lo smart working circa 7 ore al giorno mentre io cerco di impegnare il tempo dei bambini in maniera costruttiva. Quando lui ha finito di lavorare allora io posso iniziare il mio di lavoro nel tempo che rimane. La casa è in condizioni disastrose, È impossibile fare tutto e farlo bene>

Sostenere i genitori nel loro ruolo educativo in qualità di psicologa dopo circa 70 giorni di reclusione pandemica vuol dire accogliere mamme stanche, sfinite, preoccupate, arrabbiate e padri alienati, stressati, che si sentono in gabbia.

Un’altra è la storia di G., giovane mamma separata con una bambina di 3 anni <Ho faticato tanto per studiare e diventare una libera professionista eppure in questo periodo vedo tutto sfumare. lo smart working per una mamma separata è impossibile. Mia figlia è troppo piccola per poter stare da sola e in silenzio, magari educatamente concentrata a leggere un libro. Ormai lavoro di notte quando lei dorme. Praticamente mi sento un vampiro>

Niente paura ci pensano le mamme!

Anche se a fatica rispetto ad altri paesi europei la famiglia italiana sembrava raggiungere una dimensione di moderno equilibrio in cui mamma e papà lavorano entrambi, i bambini vanno a scuola e nel pomeriggio sono accompagnati dalla babysitter o dai nonni a praticare attività sportive e ricreative. Nel weekend si sta tutti insieme.

Ma ad oggi tutti gli aiuti nel cresce un figlio sono stati annullati dal virus; niente scuole ,asili e ludoteche, niente nonni, tate e attività ricreative. I bambini stanno a casa con mamma. E papà? Anche, quando non lavora.

C’è da chiedersi se i passi in avanti verso la parità lavorativa tra uomini e donne siamo stati reali o solo un castello di carta che crolla al primo vento.

Una parità lavorativa ancora da costruire

Certo continua ad esserci una grande disparità tra uomini e donne che lavorano, soprattutto se parliamo di una coppia con due o più figli. I dati Istat del 2018 (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/06/13/solo-il-28-delle-giovani-madri-lavora-full-time/?refresh_ce=1) riportano il 55% delle donne lavoratrici in coppia al nord e il 50% di quelle che vivono nel centro Italia; nel meridione il dato crolla sensibilmente, in quattro coppie con figli su dieci è solo l’uomo a lavorare, contro il 27% del centro e il 25% del nord.

Questa disparità viene messa ancora più in luce dall’emergenza che ha portato i compiti tra maschi e femmine a ridistribuirsi in maniera del tutto automatica e immediata sull’impronta del vecchio stile: l’uomo lavora e la donna cresce I figli.

E’ come dare per scontato che a l’uomo stia a cuore solo il suo lavoro e la realizzazione di una donna consista solo nel crescere i figli.

Madri affettuose, ma donne infelici

Il mondo del lavoro e la vita familiare sono due dimensioni strettamente interconnesse che determinano lo stile di vita dei suoi membri. Se si attribuisce principalmente all’uomo l’onere di un lavoro impegnativo e remunerativo avremo tanti padri affettuosi impossibilitati a passare del tempo con i loro bambini, e se si da’ per scontato che allevare i figli spetti unicamente alle donne avremo tante mamme infelici e frustrate.

Certo non eravamo preparati a trasformare il lavoro in homeworking, numerose sono le difficoltà organizzative, ancora oggi per molti è difficile destreggiarsi tra connessioni instabili, sconosciute piattaforme per videoconferenze e niente privacy, mentre parli con i colleghi rischi che passi tuo marito in mutande.

Probabilmente il virus ha portato a galla ciò che ancora giaceva sul fondale, in Italia essere una donna madre e lavoratrice equivale ad essere un giocoliere che deve destreggiarsi abilmente per non far cadere i suoi birilli: Se le donne vogliono lavorare e avere figli benissimo, ma poi non si lamentino perché è faticoso!