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Faro di Alessandria: un prototipo per i porti dell’età moderna

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Il Faro di Alessandria: tema di oggi in Pillole di archeologia (fonte Fabio De Paolis)

Il Faro di Alessandria, costruito in età ellenistica sulla piccola isola di Pharos, situata di fronte alla nota capitale tolemaica, fu uno straordinario modello architettonico imitato nei secoli successivi

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle sette meraviglie del mondo antico. Dopo la Piramide di Cheope, oggi la rubrica Pillole di archeologia si occuperà del Faro di Alessandria.

Ragioni difensive per la nascita del Faro di Alessandria

Il Faro di Alessandria fu edificato per intuizione del sovrano Tolomeo Sotere. Quest’ultimo, prima ancora di diventare re dell’Egitto, aveva combattuto al fianco di Alessandro Magno, apprendendo molti aspetti della complicata arte della guerra.

Uno dei problemi che la sua capitale Alessandria poneva era quello della sua vulnerabilità agli attacchi provenienti dal mare. Pertanto, Tolomeo pensò bene di creare un monumento unico nel suo genere: un’alta torre di avvistamento dalla quale potessero scorgersi per tempo gli eventuali nemici. Per la collocazione di questa struttura il sovrano scelse un’isoletta che, guarda caso, si chiamava Pharos. Per collegare quest’ultima alla riva naturale del porto di Alessandria fu necessaria, tra l’altro, la realizzazione di una grande diga, l’Heptastadion (lungo cioè 70 stadi).

Epoca di costruzione

La costruzione del Faro sarebbe iniziata intorno al 290 a.C. ma il re Tolomeo Sotere, morendo, non riuscì a vederne il completamento che invece avvenne durante il governo del figlio Tolomeo Filadelfo. Dalle fonti letterarie che parlano dell’opera, tra cui Plinio il Vecchio e Strabone, emerge anche il nome dell’architetto progettista: si chiamava Sostrato, era originario di Cnido ed era un contemporaneo del noto matematico Euclide.

Una struttura imponente, quella del Foro di Alessandria, visibile anche a notevoli distanze (fonte Nautica Report)

L’imponente struttura

Secondo la descrizione tramandata nel resoconto di un viaggiatore medievale, l’arabo Abou-Haggag Al-Andaloussi, il Faro di Alessandria aveva una configurazione davvero imponente. La sua altezza, comprendendo anche il basamento, doveva raggiungere almeno i 120 metri. Il suo fusto era formato da un primo blocco parallelepipedo, nel quale erano allestiti alcuni ambienti di servizio utilizzati dai marinai della flotta egizia. Al di sopra, si sviluppavano altri due, rivestiti come il primo di un sottile strato marmoreo, di cui uno a pianta ottagonale e l’altro di forma cilindrica.

Il monumento presentava, infine, sulla sua sommità, oltre ad una statua raffigurante il dio del mare, Poseidone, sostituita successivamente da un’altra del dio sole Helios, anche un grosso specchio che serviva per riflettere verso il mare la luce del sole.

Un’ampia visibilità, da e verso il mare

In questo modo, dunque, le navi che si trovavano al largo potevano essere intercettate dai marinai posti all’interno di quella che si può considerare a tutti gli effetti come una torre di guardia marittima. E’ inoltre ipotizzabile che il fascio luminoso in questione venisse rinforzato da ulteriori specchi parabolici, in virtù della teoria delle coniche e della catottrica.

L’illuminazione, nelle ore notturne, era invece garantita dal fuoco acceso che veniva prodotto mediante l’uso di combustibile custodito all’interno dello stesso Faro. Anche i naviganti potevano, al contempo, vedere da notevoli distanze il monumento, almeno da 50 km secondo la testimonianza riportata dallo scrittore ebreo Flavio Giuseppe.

Una lunghissima funzionalità

Il Faro di Alessandria ebbe una straordinaria e soprattutto lunga funzionalità. Soltanto nella prima metà del Trecento, a causa di due terremoti, crollò completamente. Alcuni suoi ruderi furono poi inglobati in un fortilizio di fine Quattrocento, appartenuto al sultano Qaytbay, mentre altri finirono sommersi dalle acque marine.

Infine, nel 2015 il governo egiziano ha approvato un progetto che prevede la costruzione di una copia del Faro di Alessandria a poca distanza dall’antico sito originario. L’idea, vista la sua discutibilità, ha già scatenato un dibattito su scala locale ed internazionale.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.