Fase 2, IKEA presi d’assalto dopo la riapertura
adv

Gli italiani assaltano IKEA: dopo la riapertura si sono registrate code chilometriche agli ingressi dei noti centri commerciali

 

Ci si chiedeva nei giorni scorsi quali sarebbero stati gli effetti di questa tanto agognata riapertura: tra la paura di chi teme di non avere le forze necessarie ad andare avanti e chi cerca invece di star dietro alle norme giustamente imposte per evitare di disperdere gli effetti positivi dei sacrifici fatti, gli interrogativi erano tanti e sono bastati i primi giorni per avere riscontri concreti.

Già, perché pare che agli italiani ciò che sia mancato più di tutto è il caro vecchio giro al centro commerciale: lo testimoniano le code infinite che si sono osservate agli ingressi di alcune note catene, come la svedese IKEA.

IKEA da terrore sacro a desiderio

 

Prendendola con un po’ d’ironia, viene da pensare allo stereotipo ormai antico dell’uomo costretto dalla propria donna ad interminabili giri alla ricerca di una libreria, di una sedia, di un mobile di qualunque tipo o di una cameretta per il figlio in arrivo.

La quarantena è riuscita a quanto pare a relegare al passato il terrore sacro di quei mostri chiamati centri commerciali, ora visti quasi come una riconquista dopo i mesi di forzata reclusione casalinga.

Il fenomeno ha interessato l’Italia intera, senza distinzioni tra nord e sud: a Carugate e Corsico (Lombardia) così come a Tor Vergata (Lazio), Bari e Catania le code davanti agli ingressi IKEA si erano formate addirittura una o due ore prima dell’apertura del centro commerciale, in uno sfogo d’impazienza davvero senza precedenti.

Fase 2 e i rischi di un ritorno al passato recente

 

I centri commerciali (non solo IKEA) presi d’assalto dagli italiani stremati dalla quarantena sono dunque una valida cartina di tornasole del momento che stiamo vivendo, i cui segnali non vanno assolutamente ignorati.

Mai come in questo momento, infatti, c’è bisogno di fare appello alla coscienza collettiva di un Paese che non deve cadere nell’errore di credere che sia tutto finito: prendersi delle libertà è sacrosanto dopo le tante limitazioni degli ultimi mesi, prendersele senza criterio potrebbe invece essere un errore fatale.

Bene, dunque, uscire per la passeggiata, per vedere gli amici o per comprare una nuova libreria: la speranza però è che, passati questi primi giorni di euforia, il buonsenso imponga di evitare situazioni simili, scegliendo orari solitamente poco affollati o, comunque, facendo un saggio dietrofront davanti a file di proporzioni anomale. In gioco non c’è una domenica pomeriggio a casa, ma il timore di una marcia indietro nella risoluzione di un’emergenza che non è ancora finita.