Fase 2: cosa si potrà effettivamente fare dal 4 maggio?
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Dubbi e perplessità del nuovo decreto per la Fase 2

L’annuncio del nuovo decreto, che dovrebbe far partire la Fase 2, per il contenimento del coronavirus, approvato dal Consiglio dei ministri e in vigore dal 4 maggio, ha creato non pochi dubbi e perplessità. Nel nuovo testo non mancano di punti controversi, a partire dal termine “congiunti” fino all’obbligo della mascherina.

L’inizio barcollante della Fase 2

Molti sono i nodi ancora da sciogliere, come scuola, concorsi pubblici, modalità di effettuazione dei test sierologici o dei tamponi da effettuare ai cittadini. Inoltre, non mancano le polemiche riguardanti alcuni termini utilizzati durante la conferenza, al primo posto si trova la locuzione “congiunti”. Da capire è anche in che modo le singole Regioni recepiranno i contenuti del nuovo DPCM tenendo in considerazione la situazione dei contagi nei propri territori.

La questione dei congiunti

Il tema più dibattuto è certamente quello legato alla parola “congiunti”. Nel decreto si legge che è possibile spostarsi per incontrare congiunti, pur sempre rispettando il divieto di assembramento e l’obbligo di mantenere la distanza di almeno un metro e mezzo. L’uso delle mascherine è sempre obbligatorio. Inizialmente, il premier Conte ha fatto riferimento a coniugi, nonni e nipoti, lasciando intendere che nella categoria rientrassero solo i legami di sangue. Tuttavia, il 27 aprile da Palazzo Chigi è stato chiarito che nel termine rientrano anche “rapporti affettivi stabili, compresi i fidanzati”. Nonostante ciò, il termine rimane equivoco per la dicitura giuridica.

Seconda casa e mascherine

Nel nuovo decreto è sparito il divieto di spostamento in abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case. Però secondo la Ministra Paola De Micheli, il divieto continua a valere e bisogna necessariamente rimanere nella casa di residenza.

La questione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine è quello più controverso. Secondo il decreto, l’obbligo è per i “luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi pubblici e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza”. Tali luoghi sono quindi: uffici, esercizi commerciali, locali pubblici e, soprattutto, mezzi di trasporto. In assenza delle mascherine (che devono SEMPRE coprire bocca e naso) le persone non potranno accedervi. Nonostante queste precauzioni, ovviamente bisognerà sempre mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro e mezzo.

Le decisioni delle Regioni

Benché la fase due, nelle intenzione del Presidente del Consiglio, fosse un piano unitario nazionale, nelle ultime ore le regioni hanno cercato di organizzarsi in autonomia. Ad esempio, il Governatore del Veneto Luca Zaia ha deciso di permettere a tutti i cittadini veneti di uscire di casa. Inoltre sarà possibile passeggiare e fare attività fisica all’aperto nel proprio comune. Ai residenti è anche consentito raggiungere la seconda casa e la propria imbarcazione, purché si trovino all’interno del territorio regionale.

In Campania, Vincenzo De Luca, con il ripristino della possibilità di fare rientro nel proprio luogo di residenza o domicilio, ha deciso di imporre una quarantena obbligatoria. A tutti i Campani, residenti in una delle regioni del Nord Italia e che rientrano in Campania, sarà pertanto obbligatoria una quarantena di 14 giorni, con obbligo di autodenuncia alla propria ASL.

In Piemonte, il presidente Alberto Cirio, ritiene prematura l’apertura di ristoranti anche per la sola attività d’asporto. Pertanto, in Piemonte queste attività rimarranno chiuse anche dopo il 4 maggio.