Camorra e assistenza
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Una rete articolata, ma da non imitare. L’assistenza è importante solo se fatta come si deve

Piedigrotta, Fuorigrotta, Bagnoli, Vomero, Soccavo, Pianura, Camaldoli, Miano, Secondigliano, Centro e Centro Storico, Poggioreale, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli. Sono solo un quadro generale della fotografia della Città di Napoli. Poi ci sono i Comuni limitrofi, e anche più lontani, ma è un altro discorso.

Economia sommersa dilagante, regolamenti interni ferrei, provvedimenti diramati ed eseguiti con disarmante organizzazione; capacità sconcertante, capillare e assai minuziosa di cognizione del Territorio in cui si opera.

Dall’ultima analisi della DIA, la struttura dell’azienda “camorra” autoctona si avvale di oltre 45 gruppi che, tra loro, afferiscono ai vari clan.

L’assistenza camorristica

Cura la parte assillata distribuendo prebende e si nutre di illegalità diffuse; dall’usura all’estorsione; dal riciclaggio, alla duttilità “trasformistica” di attività collaterali; dall’iniziativa imprenditoriale – in settori di maggiore lucro –  alla “disponibilità” ad alleviare le difficoltà dei commercianti.

E’ arrivata – l’azienda in argomento – a diramare un’ordinanza che, se non fosse per l’estrema negatività dell’argomento trattato, sarebbe da studio approfondito.

Immediata cessazione del recupero dei crediti derivanti dall’attività di strozzinaggio; senza nessun ritocco di interesse o di determinazione tempistica. Per adesso si soprassiede, ci penseranno i vertici a decidere, come e quando, la ripresa.

Non solo. Le famiglie interessate vanno supportate. Ed ecco le misure assistenziali: spese a domicilio, recapito di generi di prima necessità. Un vera e propria operazione mirata, a rafforzare l’affidabilità.

Affiliati adusi ad atti delittuosi hanno ricevuto ordini precisi: badare al benessere del contesto territoriale di competenza.

Per tacere delle possibilità, sottolineate dal rapporto della DIA, che i “capi”, sottoposti a regime di reclusione, hanno di impartire disposizioni all’esterno.

In effetti, la capacità di inserirsi nel tessuto economico – perfino a livello nazionale – non è più un fatto di cui meravigliarsi.

Lo stesso studio del Direzione Investigativa Antimafia, fa riferimento all’innovazione ed all’attenzione al futuro degli strateghi criminali; la creazione di una “Accademia della Camorra”, alla quale fanno aderire coloro che ritengono possano diventare futuri capi. Dallo stringere alleanze a intercettare nuovi filoni economici; da atti di fedeltà a operazioni “minori”, sono le palestre per “allenamento”.

Proprio una di queste palestre è l’attuale districarsi, tra le realtà di appartenenza, per dimostrare il grado di affidabilità e di garanzia; ricevere l’elenco di coloro che devono essere sostenuti e provvedere a soddisfarne le primarie necessità, le emergenze insorgenti.

Relazioni inquietanti 

Intanto si analizzano i possibili nessi, tra i permessi accordato agli autori del deprecabile episodio del dicembre 2017, e il furto della bicicletta di Arturo.

Ricordate? Via Foria, un ragazzo – Arturo appunto – viene accerchiato da un gruppo di “delinquenti” in erba e ridotto quasi in fin di vita. Un episodio che presenta ancora aspetti nebulosi, ma ben scolpito nella mente dell’opinione pubblica; saranno le indagini a stabilire se effettivamente posso esserci nessi, ma resta il fatto che ad Arturo è stata rubata la bella bicicletta (circa 1500 euro di valore).

E’ vero che quando l’emergenza sanitaria sarà terminata e, dunque, la socialità ritroverà la propria primaria posizione ci sarà un inevitabile “redde rationem”, ma auspichiamo che l’attenzione, intanto, resti assai alta anche nei meandri della malavita organizzata.

Non possiamo conoscere le tempistiche di “cessato allarme”, non è possibile fare profezie.

Tuttavia, lo ricorderanno certamente coloro con i quali condivido “l’anagrafe”, non vorremmo assistere a reiterati connubi di infimo ordine.

Lo Stato è lo Stato, e deve essere preponderante su tutto e tutti.

I medici e gli infermieri sono, attualmente, gli alfieri di un’Italia che sta affrontando immani difficoltà; intanto operano con alcune lacune: molti non  sottoposti a tampone, ma sono equipaggiati al meglio. Fanno un lavoro difficile, arrivano sino a inoculare morfina per lenire le sofferenze “finali”.

L’auspicio è che il futuro lavoro della magistratura non si debba incentrare su situazioni che potrebbero essere, adesso, già contrastare.

I numero veri non sono contestabili, ma gli studi e le esperienza passate devono essere di supporto  per contrastare azioni illecite.

E ancora devono “arrivare” i fondi previsti… speriamo bene.

Lucia De Martino