Ecco che fine fanno i vostri dati dopo un acquisto online

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acquisti on line

Vi siete mai chiesti che fine fanno i vostri dati personali quando fate acquisti on line? Si tratta di operazioni che ormai molti fanno meccanicamente, senza pensarci su più di tanto e soprattutto senza leggere le clausole contrattuali proposte dai vari siti.

Una volta individuato un prodotto di interesse, lo si mette nel carrello e poi si seguono le istruzioni che accompagnano fino al completamento dell’ordine e al pagamento. In mezzo, ci sono un po’ di check da inserire, che altro non sono che autorizzazioni al trattamento dei dati personali. E dopo? Dove vanno a finire i nostri dati personali, indirizzo email e numero di telefono richiesti in fase di acquisto?

Ebbene, quello che molto acquirenti online non sanno è che quei dati possono finire in molti casi nei database di piccole società, delle quali si sa poco o nulla. Ad esempio, i dati generai dai clienti della John Lewis, una catena di grandi magazzini, finiscono, tra gli altri, negli archivi digitali di Scene7, RichRelevance, Ensighten, Tapad, TagMan, Bazaarvoice, Qubit, BlueKai e Infection Media, stando a quanto riferisce la Evidon, azienda che si occupa di digital compliance e che ha analizzato e raccolto i flussi di informazione in una mappa in tempo reale. A maggio di quest’anno entrerà in vigore il regolamento generale dell’Unione Europea sulla protezione dei dati personali e le imprese saranno costrette a fornire ai propri clienti più informazioni in merito ai propri dati, alla destinazione e alle aziende con le quali le condividono.

Il nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati

Insomma, quell’alone di mistero che continua a rimanere attorno alla gestione dei dati personali raccolti online da eCommerce e servizi Web, è destinato a scomparire. Intanto, però, le aziende che li raccolgono tramite le vendite al dettaglio di alcuni eShop, sono coinvolte direttamente in quella che è chiamata profilazione. I profili derivanti dai dati forniti in fase di vendita vengono nella maggior parte dei casi arricchiti tramite informazioni personali raccolte tramite i social network, l’utilizzo di app per cellulari e altre operazioni compiute online dagli utenti.

Tutte operazioni che avvengono all’oscuro degli stessi utenti, che però qualcosa potrebbero immaginare per via della ampia disponibilità di dati e informazioni che espongono pubblicamente soprattutto tramite i social network.

Con la riforma voluta dall’Unione Europea, le aziende che raccolgono i dati personali dovranno rendere conto del proprio operato in merito all’utilizzo dei dati personali dei cittadini. Dovranno espressamente chiarire se i dati ricevuti siano elaborati o archiviati, dovranno essere più chiare le richieste di consenso per la condivisione dei dati, ossia le caselle da spuntare per negare il consenso dopo aver letto paginate di testo in piccolissime dimensioni dovranno sparire.

La definizione delle informazioni personali, inoltre, sarà ampliata e oltre ai dati principali (nome, indirizzo, numeri di telefono etc.) dovranno essere inclusi anche i cosiddetti dati pseudonomizzati, ossia gli identificativi online e tutto ciò che comunque tramite la rete può rendere individuabile una persona. In questo senso, dunque, le imprese dovranno rimboccarsi le maniche e quelle che ancora non lo fanno, dovranno sostanzialmente effettuare delle mappature per stabilir con precisione dove vadano a finire i dati forniti loro dai clienti e che in certi casi passano attraverso una miriade di piccole società. Recenti inchieste confermano che molte imprese che operano nel commercio elettronico non sono affatto pronte alla nuova legge, soprattutto dal punto di vista della trasparenza e della questione relativa al consenso.

Lo studio legale Bryan Cave, ad esempio, ha condotto nel 2017 uno studio su 284 siti di eCommerce britannici scoprendo che tutti, chi in un modo chi in un altro, non erano in regola con le normative che stanno per entrare in vigore. A partire dagli avvisi sul tracciamento tramite cookie, alle politiche sulla privacy, senza dimenticare sistemi e modi per ottenere il consenso al trattamento.

Serena Giorgio è nata a Napoli nel 1986. Laureata alla Facoltà di Antropologia con 110 e lode e Giornalista Pubblicista regolarmente iscritta all’Ordine, vanta numerose collaborazioni con quotidiani, testate online ed emittenti televisive fondamentali per il panorama giornalistico partenopeo e campano. Scrittura, Video Editing, Letteratura ed Enogastronomia sono soltanto alcune delle sue intense passioni; vere e proprie storie d’amore che hanno rispecchiato a pieno la sua formazione, le sue specializzazioni e le sue attività lavorative. Autrice di numerosi testi e trattati circa la Storia della Musica e l’Antropologia dell’Alimentazione; Serena ha curato anche numerose attività di produzione e post produzione per importanti docu-fiction di carattere nazionale. Un saggio aforisma sostiene “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Per sillogismo aristotelico, dunque, Serena non lavora... Serena ama.