Fine Vita, ecco quando scatta la non punibilità
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La decisione della Corte Costituzionale segna una svolta rivoluzionaria nella questione relativa all’assistenza al fine vita

L’eutanasia e il fine vita (questioni sulle quali non fare confusione, come troppo spesso accade) figurano ormai da anni tra i problemi etici più spinosi che l’Italia si trova a dover affrontare, divisa tra chi ancorato al concetto di sacralità dell’esistenza ritiene un abominio accompagnare un uomo al suicidio e chi, invece, professa la totale libertà di scelta. Il caso ormai celebre di DJ Fabo e Marco Cappato smosse un vero e proprio terremoto nel 2017, scatenando gli eventi che hanno portato due anni dopo all’epocale decisione della Corte Costituzionale

Fine vita sì, ma non indiscriminatamente

Cosa dice, dunque, la sentenza della Corte Costituzionale? La sintesi sta nell’assoluzione di Marco Cappato e nella non punibilità di chi come lui, in futuro, si troverà nella condizione di dover assistere al suicidio una persona la cui vita sia ormai completamente dipendente da macchinari. Tutto ciò, però, non sarà valido in maniera del tutto indiscriminata.

I paletti posti dalla Corte Costituzionale si rifanno proprio alle condizioni in cui DJ Fabo versava all’epoca della decisione di non voler più vivere. Non è punibile, dunque, chi aiuta a porre fine alla propria esistenza una persona “affetta da patologia irreversibile”, che le provochi quindi “sofferenze fisiche o psicologiche che trova assolutamente intollerabili”. Il soggetto in questione, inoltre, dovrà trovarsi in condizioni tali da poter decidere liberamente ed esplicitamente il proprio destino: non dev’esserci, quindi, alcuna possibilità di equivoco sulla volontà dell’assistito.

Sempre rifacendosi alla Legge già formulata nel 2017, inoltre, la Corte specifica che vanno sempre rispettate “le modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua”. Tutte le verifiche sulle condizioni richieste e sulle modalità d’esecuzione, inoltre, andranno effettuate da una struttura del Servizio sanitario pubblico e sottoposte al vaglio del comitato etico territoriale.

Ora tocca al Parlamento

La Corte Costituzionale arriva quindi laddove ancora non è giunto il Parlamento italiano, verso il quale sono state rivolte le critiche dell’avvocato Filomena Gallo, coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato: “La Corte costituzionale apre la strada finalmente a una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine, anche per chi non è attaccato a una macchina ma è affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili, come previsto dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale depositata alla Camera dei Deputati nel 2013. Mi auguro che finalmente il Parlamento si faccia vivo. Noi andremo avanti, e invitiamo a unire le forze laiche e liberali in occasione del Congresso dell’Associazione Luca Coscioni dal 3 al 6 ottobre a Bari”.

Parole di soddisfazione sono state espresse ovviamente anche dallo stesso Cappato, che su Twitter ha dichiarato: “La Consulta ha deciso: chi è nelle condizioni di Fabo ha diritto a essere aiutato. Da oggi siamo tutti più liberi, anche chi non è d’accordo. È una vittoria della disobbedienza civile, mentre i partiti giravano la testa dall’altra parte”. La questione si sposta quindi in Parlamento, nella speranza di uno snellirsi dei tempi necessari a una decisione che si fa, anno dopo anno, sempre più urgente.

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Nato a Napoli il 29/06/1993, la passione per la scrittura e per la tecnologia crescono in lui quasi pari passo: questa duplice natura lo porta a frequentare la facoltà di Ingegneria Chimica e contestualmente a coltivare le proprie velleità di scrittore. Comincia a collaborare con PSB nel giugno 2018, sperando di trovare in quest’esperienza il perfetto connubio di questi due animi.