Quantum, il nuovo browser ultra veloce di Mozilla

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firefox quantum il nuovo browser di mozilla
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C’era una volta Internet Explorer. Sembra passato un secolo da quando il browser più usato sul web era quello raffigurato dalla “e” minuscola, e sul quale ognuno di noi ha speso ore, giorni, settimane, mesi, anni fondamentali della propria vita.

Sembra passato un secolo, da quando, per la prima volta, Google Chrome ha superato, come numero di utenti, il browser che intanto aveva soppiantato Exporer, consacrandosi per anni come il colosso della ricerca quotidiana sul web. Parliamo, naturalmente, di Firefox, il browser di Mozilla che oggi, secondo alcune statistiche, rappresenta appena il 6% del mercato dei browser sul web, staccato ampiamente da Chrome (54%) e da Apple Safari (14%). Negli ultimi mesi, però, qualcosa si muove, e proprio Mozilla sta provando a effettuare un difficilissimo contro sorpasso ai danni del colosso Google.

Giugno 2017, San Francisco. Siamo nella sala conferenze della sede principale di Mozilla. A parlare è il vicepresidente senior di Firefox, Mark Mayo. Alle sue spalle la volpe-simbolo dell’azienda, guardava in “cagnesco” protetta da un’armatura “mecha”. Annunciava insomma, senza bisogno di aggiungere altro, di essere pronta a scendere in campo per riprendersi il suo originario territorio.

Passa qualche mese, e on-line compare la nuova versione del browser Firefox, la cinquantasettesima, ma questa volta con grandi novità. Il suo nome è Firefox Quantum, una release più veloce, naturalmente, delle versioni precedenti e più fruibile come interfaccia, nel tentativo di riconquistare i vecchi user di una volta, ormai completamente convertitisi alla religione del “googolismo”.

Un numero, su tutti: il 30% di memoria in meno del proprio pc utilizzata dal browser, rispetto ai rivali, quando viene utilizzato. Una scelta mirata, probabilmente, perché pare essere proprio quello il tallone di achille di Google Chrome, che su memoria e risorse utilizzate ha più volte ricevuto critiche dagli utenti e dai tecnici. Una guerra tattica, e di posizione, la cui portata economica non è difficilmente immaginabile.

La velocità, poi, è altro elemento fondamentale. Se nelle precedenti versioni di Firefox, c’era qualcosa da recriminare da questo punto di vista, il nuovo browser sembra essere assai più veloce, e capace di sostenere l’apertura contemporanea di molte schede, anche se in fase continua di aggiornamento (vedi i social network, oppure i portali e i client su cui riceviamo la nostra posta elettronica). L’escamotage tecnico, è stato lo sviluppo di “un motore CSS super veloce” scritto in Rust, con l’intenzione di “sfruttare l’hardware moderno, parallelizzando il lavoro su tutti i core della macchina.

Ciò significa che può essere eseguito fino a due, a quattro, addirittura a diciotto volte più veloce rispetto al passato”.

Va detto, che anche dal punto di vista del design, l’interfaccia di Quantum è molto semplice, il browser sembra subito facile da utilizzare e non spaventa l’utente. Non è – ancora, tatticamente – troppo diverso, pur essendo innovativo, rispetto agli altri browser (in modo da non spaventare i navigatori abitudinari di altre piattaforme), e soprattutto permette un utilizzo a differenti livelli a seconda delle competenze ed esigenze del singolo user (vedi la funzione Libreria che riunisce in sé i segnalibri, la cronologia, la lista dei download).

La corsa al gradino più alto del podio per il browser più utilizzato, sembra non essere però solo una questione “tecnica”. Mitchell Baker è il presidente esecutivo nonché co-fondatore di Mozilla. “Noi amiamo il nostro browser perché con questo possiamo rappresentarti”, ha recentemente dichiarato a CNet, evidenziando la differenza con chi “crea hardware, software, siti internet per offrire un’esperienza che ti convinca a utilizzarli ancora: loro gestiscono i loro affari; in sostanza, rappresentano sé stessi”.

È chiaro il riferimento al principale concorrente nel campo, ancora una volta Google, The Big-G., incalzato questa volta sul tema della sicurezza e della privacy, per il quale il colosso americano è stato in effetti in più di una occasione sotto accusa. Rispetto a qualche anno fa, infatti, vi è una maggiore consapevolezza su questo genere di temi, tanto che alcune ricerche stabiliscono che non è più esclusivamente sulla base delle prestazioni “tecniche”, che gli utenti scelgono il proprio browser.

Sicurezza, tutela dei propri dati, sentimento di “protezione” sono tutti elementi che negli ultimi anni stanno acquisendo sempre una maggiore importanza per gli utenti, tanto da stimolare chi “vende” a intervenire proprio su questo. Una competizione stimolante, che potrà essere utile agli utenti, da qui a qualche anno, e che chissà che non stimoli, per una volta, una corsa a intervenire, da parte dei colossi multinazionali, anche su questo genere di questioni, bilanciando quella che è invece la via maestra, allo stato attuale di cose: una sorta di flipper in cui i nostri dati (e quindi le nostre vite) schizzano da una parte all’altra del web, e per il quale le vecchie norme (dal maggio del 2018 entrerà in vigore il regolamento internazionale sulla protezione dei dati approvato dall’Unione Europea) sembrano non bastare più.

Chissà, insomma, che per una volta non possa essere il mercato, e la necessità di accontentare una domanda “etica” crescente da parte dei clienti, a spingere il mercato stesso a tutelarci.