Firma grafometrica: il suo valore e le sue applicazioni (fonte Laura De Biasi)
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La firma grafometrica, riconosciuta nel suo valore dal Regolamento europeo 679/2016, costituisce oggi una comoda alternativa alla tradizionale modalità di sottoscrizione di documenti cartacei

Sono tanti gli ambiti in cui la legge consente l’uso della firma grafometrica, dal mondo bancario e finanziario alla documentazione afferente al campo sanitario

Modalità d’applicazione della firma grafometrica

La firma grafometrica rappresenta la variante elettronica alla tradizionale firma sui documenti cartacei. Perché possa essere applicata, è necessario disporre dello schermo touch di un pc o di un tablet sul quale vengono caricati i documenti da autenticare. In luogo della tradizionale penna, l’utente usa uno stilo, chiamato anche pen drive

La firma grafometrica viene analizzata, poi, da un software che provvede a rilevare una serie di informazioni: dalla velocità con cui è stata apposta (anche un’eventuale accelerazione del tratto), alla pressione esercitata sullo schermo. L’algoritmo, successivamente, elabora un confronto con altri documenti autenticati dalla stessa persona: in caso di verifica della corrispondenza, approva la procedura e di conseguenza l’operazione a cui la firma si riferisce.

La firma grafometrica presenta indubbiamente alcuni vantaggi: ad esempio, la possibilità di effettuare operazioni bancarie o concludere contratti dal proprio pc di casa oppure da un tablet se si è in viaggio. Inoltre, le relative procedure di applicazione sono ancora più semplici e rapide di quelle tradizionali: con le firme grafometriche, infatti, molte banche ed aziende riducono notevolmente le spese legate all’uso della carta e garantiscono agli utenti una maggiore sicurezza.

Regole comuni per la sua applicazione

L’applicazione della firma grafometrica deve sempre avvenire nel rispetto della normativa in materia di tutela della privacy. A tal proposito, è bene ricordare l’esistenza di alcune regole comuni. In particolare, l’Ue ha stabilito un formato, l’ISO/IEC 19794-7 (2014), che definisce ad esempio le coordinate cartesiane del tratto grafico ed i tempi con cui gli apparecchi le devono memorizzare.

Ulteriori linee guida per la sottoscrizione delle firme grafometriche sono indicate in un documento, a cura dell’Agi (Associazione Grafologica Italiana), che si intitola “ Le buone prassi per l’analisi forense di firme grafometriche”. Il Dpcm 22 febbraio 2013, invece, ha autorizzato lAgId (Agenzia per l’Italia Digitale) a sperimentare perfezionamenti nella sua applicazione mediante la collaborazione tra aziende ed istituzioni.

La firma grafometrica, i dati biometrici ed il Gdpr

Le informazioni connesse all’atto di una firma grafometrica rientrano nella tipologia dei dati biometrici. Su quest’ultima materia il Gdpr stabilisce precise indicazioni. All’articolo 9 del nuovo Regolamento europeo sulla privacy, si legge, infatti, come il trattamento di questi dati sensibili, tra i quali si annoverano sia le firme cartacee che digitali, sia solitamente vietato “quando si intende identificare in modo univoco una persona fisica”.

Tuttavia, sempre l’articolo 9, al paragrafo 2, indica alcune eccezioni a questa regola generale. Una di queste si attua nel momento in cui l’interessato fornisce al titolare del trattamento un esplicito consenso. Per citare un caso molto comune, si può pensare ad un contratto tra privati oppure ad un documento firmato in una qualsiasi banca. Un’ ulteriore deroga al divieto di trattamento della firma grafometrica si ha, poi, nel caso in cui l’interessato abbia incapacità fisica e giuridica a fornire eventualmente un consenso oppure nell’ambito di un procedimento giudiziario.

Infine, un’ulteriore eccezione al suddetto divieto consiste in motivazioni di interesse pubblico, riscontrabili soprattutto in campo sanitario (controlli sulla trasmissione di malattie, potenziamento di servizi di assistenza, ecc).

 

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.