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Una psicologa spiega che sta cambiando la nostra capacità di ricordare

Nell’epoca dei social scattare foto rappresenta un’ossessione: documentare ogni minimo dettaglio per condividerlo su Instagram e Facebook. Giuliana Mazzoni, docente di Psicologia all’University of Hull, ha spiegato al magazine The Conversation in che modo ciò influisce sulle nostre memorie effettive del passato e su come vediamo noi stessi.

In generale, utilizziamo gli smartphone e le nuove tecnologie come depositi di memoria. Del resto, gli esseri umani hanno sempre impiegato dispositivi esterni come aiuto nell’acquisire conoscenza e memorie. Scrivere, per esempio, ha questa funzione.

Troppo distratti dal fotografare per ricordare

«Ai giorni nostri tendiamo a impegnare molto poco la memoria – ha spiegato la Mazzoni –. Non solo non si recitano praticamente più poesie, ma anche gli avvenimenti più personali sono solitamente registrati sui nostri cellulari. Invece di ricordare ciò che abbiamo mangiato al matrimonio di qualcuno, scorriamo in dietro per guardare le foto che abbiamo scattato al cibo».

La ricerca psicologica sull’argomento è ancora scarsa. Tuttavia è già dimostrato – come spiegato in un precedente articolo sul nostro sito – che scattare foto di un evento invece di goderselo ne genera un ricordo più debole. La ragione è che siamo distratti dal fotografare.

Per funzionare bene, la memoria deve essere esercitata regolarmente. «Sono molti gli studi che documentano l’importanza degli esercizi di richiamo della memoria, ad esempio negli studenti universitari – ha continuato la docente –. La memoria è e resterà essenziale per l’apprendimento. Esistono infatti alcune prove del fatto che affidare quasi tutta la conoscenza e le memorie al cloud possa intralciare la capacità di ricordare».

I lati buoni

Tuttavia, esistono risvolti positivi: secondo qualcuno, ciò che sta accadendo con la mania di fotografare e postare «è uno spostamento di competenze dall’essere capaci soltanto di ricordare all’essere capaci di gestire più efficacemente il modo in cui ricordiamo. Questo processo è definito metacognizione ed è una competenza onnicomprensiva anch’essa essenziale agli studenti – ad esempio quando pianificano cosa e come studiare. Esistono anche notevoli prove affidabili del fatto che le memorie esterne, selfie inclusi, possono aiutare le persone che soffrono di perdite della memoria».

 

 

 

 

I miei genitori mi diedero due nomi, Giovanni e Luca: idea elegante, ma poco pratica. Per fortuna, rimediarono soprannominandomi in modo più semplice Gianluca. Ho 38 anni e sono un ragazzo della provincia: Palma Campania, precisamente; scoprire dove si trovi è una sfida avvincente. La mia attività principale è subire le conseguenze dell'essermi abilitato giornalista professionista. Dopo aver maturato alcune esperienze in redazioni radio e TV, oggi scrivo di spettacoli, televisione e teatro principalmente, sebbene ami molto di più il cinema: l'importante nella vita è fare scelte coerenti. Per PSB Privacy e Sicurezza, mi occupo di tecnologia e video game, mantenendo l'obiettivo di informare e, nel contempo, aprire una finestra di aria fresca e leggera sulle notizie.